— Così riposerai domani: ne hai bisogno. Anch’io sono fiaccato.
Si vedeva; instancabile com’era, a furia di lavorare senza fermarsi mai, di lottare tutta la settimana per guadagnare un minuto o un secondo di più, di sviare tutte le difficoltà, di superare tutti gli ostacoli, colosso d’energia indomita, demonio d’acciaio, qual era, appena finito il proprio compito, cadeva in una specie di coma. Egli si trascinava con aria torva, col bel volto incavato ed estenuato: tutto l’ardore, tutto lo slancio erano spariti: e il morale era basso.
— E la settimana prossima bisognerà ricominciar da capo, — diss’egli tristemente. — E per far che? per ottenere che cosa? eh?... In certi momenti vorrei essere vagabondo; non si lavora e si è nutriti. Sst! un bicchiere di birra mi piacerebbe, ma non ho il coraggio d’andare sino al villaggio, per questo. Rimani dunque qui e manda i libri per espresso, o sei un imbecille.
— Ma che farò tutta la domenica? — domandò Martin.
— Ti riposerai; non hai neppure coscienza di tutta la tua stanchezza. Io sono così sfibrato, la domenica, che non posso leggere neppure i giornali. Una volta mi sono ammalato di tifo, e sono stato due mesi e mezzo all’ospedale senza far nulla. Quella sì, ch’era vita.
— Era la vita! — ripetè egli fantasticando, un momento dopo.
Martin, dopo aver preso un bagno, s’accorse della sparizione del capo stiratore. — Deve essere andato a bere un bicchiere di birra, — fece Martin fra sè, e riconobbe che i settecento metri da fare sino al villaggio erano un viaggio troppo lungo per lui. Si distese sul letto, dopo essersi tolte le scarpe, e si sforzò di riprender coscienza. Non tentò neppure di leggere, e intanto si sentiva tanto stanco, da non aver sonno. In uno stato di semi-incoscienza, quasi istupidito dalla spossatezza, egli rimase lì, sino all’ora di pranzo. Joe non tornò. E quando Martin udì il giardiniere annunziare che probabilmente stava dando fondo al bar, capì la ragione dell’assenza. Martin andò a coricarsi subito dopo, e fu certo, la mattina dopo, di aver molto riposato.
Siccome Joe era ancora assente, Martin si procurò un giornale e sedette all’ombra di un albero. La mattinata passò, senza che egli se ne accorgesse. Non aveva dormito, nessuno lo aveva disturbato, ed egli non aveva terminato il giornale. Ritornò allo stesso punto, nel pomeriggio, dopo colazione e, questa volta, s’addormentò. Così passò la domenica, e la mattina del lunedì fu nuovamente al lavoro di cernita della biancheria, mentre Joe, che gemeva e bestemmiava, metteva in moto la macchina del bucato e preparava il sapone molle.
— Non posso farne senza! — spiegò. — Quando viene la sera del sabato, bisogna che mi ubriachi.
Passò un’altra settimana di giorni sfibranti, d’intollerabili notti al chiarore della luce elettrica, sino al pomeriggio del sabato, alle tre, quando Joe gustò un momento di soddisfazione di sè e partì subito pel villaggio... per dimenticare. La domenica di Martin fu come la precedente; egli dormì all’ombra degli alberi, diede una vaga scorsa al giornale e passò lunghe ore disteso sul dorso, senza far nulla, senza pensare. Era troppo abbrutito per pensare, sebbene scontento di sè; sentiva disgusto di se stesso, come se si fosse assoggettato a una degradazione morale, a una diminuzione del suo valore intrinseco. Tutto ciò che lo rendeva simile agli dei era annientato: nessuna ambizione lo spronava, ormai; la sua anima sembrava morta. Non era altro che una bestia, una bestia da soma. La bellezza del sole che penetrava colle sue frecce d’oro nel fogliame, non lo colpiva più: l’azzurro del cielo non gli sussurrava nulla; i segreti della natura e l’immensità del misterioso universo non l’attraevano più. La vita era intollerabilmente monotona, stupidamente amara al gusto. Una specie di tetro parafuoco ricopriva lo specchio della sua visione interiore, e la fantasia dormiva in una camera di malato dove non penetrava nessun raggio di sole. Egli invidiava Joe laggiù nel villaggio, che trascinava i gomiti sullo zinco del bar, ruminava le sue idee fisse, rilevava in modo inetto delle inezie qualunque, dimenticando nell’ebbrezza il lunedì mattina e la sfibrante settimana che incominciava.