Passò la terza settimana, e Martin si maledisse e maledisse la vita. L’oppresse la sensazione di un fallimento. C’era una ragione nel fatto che gli editori gli rifiutavano le opere; ora lo vedeva, e derideva se stesso e i propri sogni. Ruth gli rimandò i «Poemi del Mare», per posta. Egli lesse la lettera di lei, apaticamente. Gli porgeva vivissimi rallegramenti; ma non sapeva mentire, ed egli lesse la disapprovazione tra le righe mondanamente encomiastiche. Ed aveva ragione, lei; ne fu convinto rileggendo il suo poema. Caduto l’incanto, egli si domandò come mai gli fosse passata per la mente quella roba, quando la scrisse. L’audacia della sua fraseologia gli parve grottesca, il suo lirismo espressivo, mostruoso: tutto era astratto, irreale, impossibile. Avrebbe bruciato là per là i «Poemi del Mare», se non avesse dovuto fare uno sforzo di volontà. C’era, è vero, lì, il focolare delle caldaie, ma la fatica da affrontare per portarli sin lì era grande! Egli aveva logorato tutte le sue energie per lavare la biancheria altrui; non gliene rimanevano più per le sue faccende personali.
Decise di riprendersi la domenica seguente e di rispondere a Ruth. Ma il pomeriggio del sabato, terminato il lavoro e preso il bagno, fu trascinato dal desiderio di dimenticare. «Voglio andare a vedere che cosa sta combinando Joe», disse a se stesso, a mo’ di pretesto, sapendo benissimo che mentiva. Ma non volle riconoscerlo, perchè voleva dimenticare. S’avviò dapprima lentamente, come per caso, verso il villaggio, accelerando l’andatura senza accorgersene, a mano a mano che s’accostava al caffè.
— Credevo che facessi qua qua tra le ranocchie! — fu il saluto di Joe.
Martin non si degnò di dargli delle spiegazioni; ma ordinò del whisky e ne empì un bicchiere sino all’orlo, prima di passar la bottiglia.
— Non tenertela tutta la notte, — disse con tono ruvido.
L’altro scherzava colla bottiglia, sicchè Martin, annoiato dall’attesa, inghiottì in un batter d’occhio tutto il liquido del bicchiere, che riempì nuovamente.
— Ora posso aspettare, — disse con aria imbronciata, — ma sbrigati.
Joe si sbrigò, e bevvero insieme.
— È il lavoro che ti fa quest’effetto, eh? — domandò Joe.
Ma Martin rifiutò ogni discussione, sull’argomento.