— Ah, sì! è un bell’inferno, — continuò l’altro; — solo mi disgusta il vederti ridotto a questo punto. Mart. Be’, là! è così.

Silenziosamente, Martin beveva, ordinando con voce mordente e atterrendo il tenitore del bar, giovane campagnolo effemminato, dagli occhi azzurri acquosi, dai capelli divisi da una scriminatura.

— Il modo come ci trattano, noialtri poveri diavoli, è scandaloso — enunziò Joe. — Se non mi ubriacassi, scoppierei, e brucerei la loro stiratoria! La bevanda mi salva, te lo giuro!

Ma Martin non rispose. Dopo aver bevuto ancora un po’, ecco le fantasmagorie provocate dall’intossicazione mettergli in moto il cervello. Ah! ecco nuovamente il senso della vita! la prima boccata d’aria vitale ch’egli respirava dopo tre settimane!... I sogni gli riapparvero; la fantasia fuggì dalla camera tetra e, tutta velata di fiammeggiante chiarore, gli fece segno. Lo specchio della sua visione interiore rifletteva nuovamente, trasparente come cristallo, immagini splendide. L’incanto e la bellezza, con le mani intrecciate, gli sorridevano: tutto il potere che aveva, era ritornato in lui. Egli tentava di esprimerlo a Joe, ma Joe, assorto nelle sue fisime personali, esponeva infallibili disegni per mezzo del quali si sarebbe sottratto alla schiavitù della stiratoria, per diventare proprietario d’una grande lavanderia a vapore.

— Ti dico io. Mart, che non avrò un marmocchio a lavorare nella mia lavanderia; no, neppur uno, parola! E neppure un’anima turbinerà dopo le sei di sera. Capisci? Il lavoro sarà fatto a ore decenti. E, Mart, m’aiuterai, di’? Io ti nominerò sovrintendente alla cassa, al laboratorio, a tutto. Ora, ecco qua il progetto: divento bevitore d’acqua, durante due anni faccio delle economie, e allora...

Ma Martin, voltandosi, lasciò che facesse le sue confidenze al tenitore del bar, sino al momento in cui questi fu chiamato per dar da bere a due fittavoli, che accettarono l’invito di Martin. Martin fu generoso, invitò tutti quelli che entravano: bifolchi, cocchieri, l’aiutante giardiniere dell hôtel, il tenitore del bar e il silenzioso vagabondo che s’insinuò come un’ombra nel bar e come un’ombra si nascose in un cantuccio.

CAPITOLO XVIII.

La mattina del lunedì, Joe gemette alla prima infornata di biancheria immersa nel liscivatore.

— Senti!

— Non parlarmi! — brontolò Martin.