— Scusa, Joe, — gli fece, a mezzogiorno, quando andarono insieme a colazione.
Delle lacrime bagnarono gli occhi dell’altro.
— È così, è così, vecchio mio! — disse. — Noi siamo nell’inferno e non ci possiamo far nulla. Soltanto, sai, mi ricambî male. Questo m’è dispiaciuto. Tu mi sei stato subito simpatico.
Martin gli strinse la mano.
— Se lasciassimo questa baracca! — suggerì Joe. — Abbandoniamola e facciamo i vagabondi. Non ho mai tentato, ma deve esser facile come dire buongiorno. E niente da fare, pensa un po’! niente da fare! Mi sono ammalato una volta di tifoide all’ospedale: era meraviglioso! Vorrei proprio ricader malato.
La settimana fu lunga. L’Hôtel era pieno, e la «biancheria fine» s’accumulava. Fecero prodigi; lavoravano sin tardi la notte, mangiando alla svelta e cominciando persino mezz’ora prima della colazione del mattino. Martin non prendeva più il bagno freddo. Ogni istante era prezioso, e Joe, guardiano attento del gregge, non ne perdeva uno, e contava e ricominciava come un avaro col suo tesoro, s’affaticava febbrilmente, simile a una macchina folle, aiutata da un’altra macchina. Martin Eden, ex-uomo.
Ma erano rari i momenti durante i quali Martin poteva permettersi di pensare. La casa dei pensieri era chiusa, le imposte serrate, e di quella casa egli era il cupo custode. Joe aveva ragione: tutt’e due non erano altro che ombre che lavoravano nei limbi eterni dello stento. Oppure era un sogno?... Talvolta, tra i fumi del vapore bollente, pur movendo su e giù i pesanti ferri sulla biancheria candida, gli sembrava di vivere in sogno. Fra breve, o forse fra un secolo o due, egli si sarebbe svegliato nella sua cameretta presso la tavola macchiata d’inchiostro, e avrebbe ripreso la sua letteratura al punto in cui l’aveva lasciata il giorno prima. Oppure, se anche questo era un sogno, l’uomo di guardia lo avrebbe destato; balzando dalla sua cuccetta di bordo, e scosso dal rullìo, egli avrebbe preso la barra, sentito la frescura dei venti alisei accarezzargli le carni, sotto il chiaro sguardo delle stelle tropicali.
Venne il sabato, e il suo precario trionfo di tre ore.
— Credo bene che andrò a bere un bicchiere di birra! — disse Joe, con una voce strana, stonata, che annunziava il coma settimanale.
Martin parve svegliarsi a un tratto. Aprì il sacco di cuoio degli accessorii, oliò le ruote, mise della piombaggine sulla catena, aggiustò il sellino. Joe non era giunto a metà del cammino dal bar, quando Martin l’oltrepassò, curvo sul manubrio, pedalando vigorosamente, evidentemente deciso a divorare i suoi 75 chilometri di polvere e di calore, al più presto possibile. Arrivò a Oakland per dormire, rifece, la domenica, i 75 chilometri del ritorno, e la mattina si rimise al lavoro, stanco.