Martin apprezzava tutto ciò e ne godeva. Ora egli seguiva meglio la mentalità di Ruth, la cui anima aveva cessato di essere un cofano misterioso dalle sorprese sempre nuove. Intellettualmente, egli si sentiva uguale a lei; ma i loro contrasti non turbavano il suo amore, ch’era più forte, più ardente che mai; giacchè egli l’amava per ciò che lei era, e la fragilità fisica di lei ne accresceva il fascino, ai suoi occhi. Egli aveva letto la storia della malattia di Elisabetta Barret, che, dopo aver passato tanti anni a letto, ne fu tratta un giorno da Browning e guarita per forza viva d’amore. E ciò che Browning aveva fatto per Elisabetta, Martin decise di fare per Ruth. Ma bisognava, prima di tutto, che lei lo amasse; egli le avrebbe dato quindi la forza e la salute. Ed egli intravide la loro vita futura; in un ambiente di lavoro e di agiatezza, dove egli e Ruth miglioravano, leggevano versi, parlavano d’arte. Ruth distesa su monticelli di cuscini sparsi. Talvolta lei leggeva ad alta voce; oppure era lui a leggere e lei gli appoggiava il capo sulla spalla. Altre volte contemplavano insieme delle incisioni; poi, siccome anche lei amava la natura, la sua generosa immaginazione mutava l’ambiente delle loro letture. Leggevano in profonde gole, oppure seduti su praterie soleggiate, in montagna; oppure su una distesa di sabbia grigio-perla dove le onde creavano festoni e ghirlande ai loro piedi; oppure lontanissimo, in qualche isola tropicale dove le cascate, versandosi nel mare, si dissolvono in vapori leggeri che tremano e ondeggiano alla minima brezza. Ma sempre, in primo piano, dominavano loro due, Ruth e Martin, come re di quei reami d’eterna bellezza, e al di là del paesaggio naturale, appariva un altro, nebuloso — quello del lavoro, del buon successo, e del danaro guadagnato, che li avevano resi indipendenti dal mondo.
— Raccomando alla mia figlietta d’esser prudente... — disse un giorno la signora Morse a Ruth, con aria piena di reticenza.
— Capisco ciò che vuoi dire; ma è impossibile. Egli non è della mia...
Ruth arrossì d’un rossore di vergine che per la prima volta discute dei problemi sacri della vita, con una madre rispettata.
— ... della tua condizione, — terminò la madre.
Ruth fece segno di sì.
— Non osavo dirlo, ma è così: rude, brutale, forte, troppo forte. Non ha...
Lei esitò ancora, non osando proseguire. Mai aveva parlato d’un argomento simile, con sua madre. E nuovamente questa compì la frase.
— Non ha mai vissuto una vita corretta, vuoi dire.
Ruth approvò e arrossì nuovamente.