— È così, — disse: — la colpa non è sua, ma egli ha scherzato molto col...
— Col fuoco?
— Sì, col fuoco. E mi spaventa. Qualche volta ne ho un vero terrore, quando mi racconta le cose che ha fatte, nel modo più naturale del mondo, come se ciò non avesse alcuna importanza. Ma ne hanno, non è vero?
Erano sedute, l’una fra le braccia dell’altra; e silenziosamente, la madre accarezzò la mano che s’abbandonava, in attesa che lei proseguisse.
— Ma m’interessa follemente. Egli è, insomma, il primo amico che abbia avuto tra gli uomini, cioè, non proprio, il mio amico, ma un protetto e un amico insieme. Qualche altra volta, quando mi fa paura, pare come un bull-dog che m’abbiano dato per trastullo e che mi tiri per la catena, mi mostri i denti e minacci di strappar tutto.
Sua madre attese ancora.
— Mi pare che mi diverta come un bull-dog. Ci sono molte cose buone in lui; ma ce ne sono anche molte altre che non mi piacciono... Vedi, ho riflettuto molto. Egli bestemmia, fuma, beve, dava pugni, — me lo confessa e non se ne rammarica, — come mi ha detto. È insomma ciò che un uomo non dev’essere, un uomo che non vorrei (la sua voce si attenuò in un sussurro) per marito. Eppoi, è troppo atletico. Il mio Principe Azzurro sarà grande, flessuoso, sottile e bruno, pieno d’eleganza e di grazia. No, non c’è pericolo che m’innamori di Martin Eden. Sarebbe la cosa più terribile che potesse accadermi.
— Ma non parlavo di questo, — disse la madre, con finezza. — Hai pensato mai a lui? Non c’entra, lui, per nessun rapporto: non è possibile. Ma supponiamo che sia lui a innamorarsi di te?
— Ma mi ama... già! — esclamò Ruth.
— Era da prevedere, — disse dolcemente la signora Morse. — Come potrebbe essere altrimenti, per un uomo che t’avvicina?