Tutte le ore ch’egli passava lontano da Ruth le impiegava attorno al «Ciclo d’amore», o leggendo, o in biblioteca, giacchè voleva seguire la produzione letteraria. Le ore passate con Ruth erano tutte simili, sovraccariche di promesse e d’incertezze.

Una settimana dopo la guarigione dell’emicrania, Norman, Olney e Arturo concordarono una gita in barca sul lago Merritt, al lume della luna. Poichè Martin era il solo che sapesse condurre la barca, fu naturalmente invitato. Ruth sedette dietro, accanto a lui, e i tre giovani si distesero un po’ discosto, per discutere di donne e d’inezie.

La luna non era ancora sorta, e Ruth che contemplava il cielo stellato, in silenzio, si sentì a un tratto sola sola. Essa guardò Martin. Il battello, spinto da una fresca brezza, s’inchinava a un lato, al punto che l’acqua ne sfiorava l’orlo, ed egli, con una mano al timone e l’altra alla vela, orzava leggermente, pur sorvegliando attentamente la riva prossima davanti a loro. Non s’accorgeva dello sguardo di lei, e lei l’osservava appassionatamente, domandandosi perchè quel bel giovanotto così ben piantato s’accanisse in modo così strano a sciupare il suo tempo scrivendo storielle e versi fatalmente destinati alla mediocrità e all’insuccesso. Il suo sguardo vagò lungo il collo possente, a malapena schiarito dalla luce delle stelle, si soffermò sulla testa altera, e lei fu vinta dal vecchio desiderio di posare tutt’e due le mani sulla sua nuca. Quella forza che odiava, l’attraeva insieme. Poi essa si sentì anche più sola e stanca. La posizione inclinata della barca la stancava; lei ricordò l’emicrania ch’egli aveva guarita mediante il fluido calmante che emanava. Egli era seduto accanto a lei, vicino vicino, e il battello pareva spingerla verso di lui. E poi, a un tratto, senza ch’ella avesse il tempo di resistere, cedette all’impulso. Fu il movimento di una ondata?... Chissà! Lei seppe soltanto che s’appoggiava a lui e godeva. Fosse o no colpa del battello, fatto si è che lei non fece nulla per raddrizzarsi. Si appoggiò alla spalla di lui, leggermente, è vero, ma continuò ad appoggiarsi quand’egli si collocò in modo da farla star comoda.

Era follìa, ma lei non volle considerarla tale; Ruth non era più Ruth, ma una donna, una debole donna che aveva bisogno d’appoggio. Ella stava bene così, non sentiva più alcuna stanchezza. Martin, per fortuna, non diceva nulla, giacchè sarebbe bastata una parola sua per rompere l’incanto. Era trattenuto dalla timidezza, e abbagliato, stordito, incapace di capire ciò che gli succedeva. Talmente meraviglioso gli appariva quel fatto, che non poteva essere che un sogno. Egli resistette a stento al desiderio folle di lasciar andare timone e vela per stringersela appassionatamente fra le braccia; ma l’istinto gli suggerì di non muoversi, ed egli fu contento del fatto che la direzione della barca gli permettesse di respingere la tentazione. Ma orzò meno leggermente, allentando esageratamente per bordeggiare più a lungo davanti la costa nord, giacchè, giunto presso la costa, egli sarebbe stato costretto a virar di bordo e a interrompere il contatto. Navigò accortamente, senza destar l’attenzione dei conversatori, benedicendo nel suo cuore le più pericolose peripezie che gli avevano procurato quella notte meravigliosa, giacchè aveva acquistato, nelle traversìe, la padronanza delle onde e del vento, e perciò la sua prediletta poteva abbandonarsi, fiduciosa, alla sua spalla.

Sorse la luna indorando la barca d’un chiarore madreperlaceo. Ruth si scostò vivacemente. Egli fece lo stesso. Così tutt’e due mostravano d’essere d’accordo nella tàcita intesa di dissimulare qualche cosa, d’avere un segreto comune. Le guance le s’infiammarono dalla vergogna; lei ebbe coscienza, a un tratto, del suo gesto. S’era resa colpevole d’un’azione da nascondere ai suoi fratelli, a Olney. Perchè l’aveva commessa?... Mai — eppure aveva fatto tante altre gite in barca al lume di luna con dei giovanotti... — mai nulla le era accaduto, non solo, ma non le era venuta neppure la voglia. La vergogna la oppresse, e anche il mistero della sua nascente femminilità. Essa arrischiò uno sguardo verso Martin occupatissimo a virar di bordo, e fu sul punto di odiarlo perchè era stato la causa di quell’abbandono a un atto sconveniente. Lui, specialmente. Forse sua madre aveva ragione: lo vedeva troppo spesso... In seguito l’avrebbe visto meno di frequente, e mai, mai sarebbe accaduto un fatto simile!

A un punto, le venne in mente l’idea folle di raccontargli ch’era stata colta da debolezza, prima che sorgesse la luna, e costretta ad appoggiarsi a lui. Poi lei ricordò il movimento simultaneo nello scostarsi tutt’e due l’una dall’altro, temendo il chiarore rivelatore, e capì ch’egli si sarebbe accorto della menzogna.

Nei giorni che seguirono, lei non fu la stessa ma una strana creatura, incapace di giudizio o di analisi, restìa assolutamente a guardar nell’avvenire, a riflettere ai pericoli di quella sua tendenza. Tutta fremente d’una febbre misteriosa, ora come incantata, ora spaventata, essa viveva in uno stato continuo di sogno. Una sola idea ragionevole le rimaneva, che doveva essere una garanzia della sua sicurezza: lei non avrebbe permesso a Martin di dichiarare il suo amore. Sinchè avesse coraggio, tutto andrebbe bene; fra pochi giorni egli si sarebbe imbarcato. D’altra parte, anche se egli avesse parlato, non era detto che tutto fosse perduto, s’intende, giacchè lei non l’amava. Sarebbe stata una mezz’ora penosa per lui, imbarazzante per lei, giacchè quella era la prima richiesta di matrimonio. Rabbrividì deliziosamente, a questo pensiero: lei era diventata donna davvero, giacchè un uomo le proponeva il matrimonio! Il matrimonio, quest’eterna, irresistibile attrattiva del suo sesso! Come una farfalla attratta dalla fiamma, il suo pensiero turbato svolazzava, smarrito, attorno alla trappola divina. Essa immaginò Martin nell’atto di fare la dichiarazione, immaginò ciò ch’egli avrebbe detto; udì se stessa rifiutare con dolcezza, esortarlo a diventare un uomo, un brav’uomo. Lo avrebbe pregato soprattutto di non fumare... Ma no, bisognava prima di tutto impedirgli di far la dichiarazione; e questo lei lo avrebbe fatto: lo aveva promesso a sua madre. Palpitante e piena di ardenti rimorsi, lei rinunziò alla scena pericolosa che le piaceva tanto. La prima offerta di matrimonio doveva venirle da un pretendente più degno di lei e in un momento più opportuno.

CAPITOLO XXI.

Era un meraviglioso pomeriggio, sul finir dell’estate, languido e caldo, un vero pomeriggio d’estate californiana, dal sole temperato, e lievi brezze vagavano senza turbar la sonnolenza dell’aria, e come un sentore di tardo autunno si spandeva malinconicamente nell’aria. Nubi aeree, color di porpora, si nascondevano nel cavo delle valli che dominano San Francisco avvolto da fumo impenetrabile. Il golfo, simile a una velata tovaglia di metallo fuso, era cosparso di battelli immobili, o mollemente cullati dalla svogliata marea. Lontano, si scorgeva a malapena il Tamalpais, la cui immensa mole si perdeva tra la caligine, presso la Porta d’Oro che il tramonto faceva parere come un sentiero d’oro pallido. Di là, il Pacifico si confondeva con la pesante nuvolaglia, che preannunziava minacciosamente i primi soffi dell’inverno.

L’estate era alla fine; eppure, sulle colline indugiava ancora con dolce tenerezza, si stendeva voluttuosamente nella porpora delle valli e intesseva, nelle caligini che impallidivano, il lenzuolo saturo di bellezza dove stava per morire, felice d’aver vissuto, e ben vissuto. E sulla collina, al posto prediletto, erano seduti Ruth e Martin, a fianco a fianco, chini tutt’e due sullo stesso libro. Martin leggeva ad alta voce dei sonetti d’amore: quelli che Browning ha dedicati alla donna amata come poche donne furono. Ma la lettura languiva. Attorno ad essi l’incanto della bellezza morente era troppo potente. La stagione vermiglia languiva, come una magnifica peccatrice che non si pente, e il ricordo delle sue ebbrezze appesantiva gli spazî aerei. Essa penetrava in loro, con i suoi sogni e i suoi languori, ammolliva i loro nervi, avvolgeva la loro volontà, la loro ragione in una caligine vaporosa. Martin si scioglieva in tenerezza, e talvolta era percorso come da onde ardenti. Le loro teste si sfioravano quasi, e quando il respiro d’una impercettibile brezza arruffava, muovendoli verso il viso di lui, i capelli d’oro, le righe danzavano subito davanti agli occhi di Martin.