Con mossa spasmodica, egli riuscì ad addentare, da parte sua, il collo grasso di Cherokee, alla giuntura con la spalla, ma lacerata la carne, dovette lasciar la presa, non avendo le zanne esperte e adatte a quella specie di masticazione nella lotta.
A questo punto accadde un mutamento nella posizione dei due avversari: il bull-dog era riuscito a rovesciare Zanna Bianca sul dorso, e tenendogli sempre le zanne uncinate al collo, gli era salito sul ventre.
Allora Zanna Bianca, ripiegatosi sulla groppa, s’era a messo a lacerare con gli unghioni, come un gatto, l’addome dell’avversario, e Cherokee sarebbe rimasto sventrato, se non avesse girato di lato, tenendo sempre i denti stretti, e sottraendosi così alle zanne dell’avversario.
Ma il destino era inesorabile, inesorabile come la mascella che, appena Zanna Bianca rimaneva un momento immobile, continuava ad avvicinarsi alla carotide. Solo la pelle floscia del collo e il pelame folto che la copriva salvavano ancora dalla morte il giovane lupo.
Quella pelle formava un grosso rotolo nella gola del bull-dog, e il pelame non era intaccato dai denti del mastino.
Pure, Cherokee, imboccando sempre più, pelle e pelo, strangolava lentamente Zanna Bianca che respirava con crescente difficoltà.
La lotta sembrava virtualmente terminata. Coloro che avevano scommesso per Cherokee esultavano e offrivano aumenti in modo ridicolo; quelli che avevano puntato su Zanna Banca, erano scoraggiati e rifiutavano scommesse a dieci su uno, a venti per uno.
Fu visto allora un uomo avanzarsi sulla pista del combattimento: era Beauty-Smith, che tese un dito verso Zanna Bianca e incominciò a ridere, in segno di scherno e di disprezzo.
L’effetto di questo gesto non tardò: Zanna Bianca, in preda a una rabbia selvaggia, facendo appello a tutte le sue forze, riuscì a rimettersi in piedi, ma dopo aver trascinato ancora in cerchio i cinquanta pounds che portava, fu ripreso da pànico. Egli sentì la morte attaccata alla sua gola, e, incespicando, cadendo, rialzandosi, sollevando il nemico da terra, lottò invano, non per vincere ma per salvar la vita. Cadde rovescio, estenuato, e il bull-dog ne approfittò per ficcarsi nella gola, un’altra quantità di pelle e di pelo.
Lo strangolamento era prossimo; sorsero gridi ed applausi in lode del vincitore. Si acclamava: «Cherokee! Cherokee!», e Cherokee rispose agitando il mozzicone di coda, ma senza lasciarsi distrarre dall’opera. Non c’era alcun rapporto di simpatia fra la coda e quelle mascelle massicce; giacchè quella poteva agitarsi festosamente, senza che queste allentassero la loro implacabile morsa.