Intanto avveniva una diversione inaspettata; ad un tratto, si fece udire, insieme con abbaiamenti di cani di slitta, un suono di sonagli. Gli spettatori voltarono il capo, temendo di veder arrivare la polizia. Ma non si trattava di ciò; era una slitta che procedeva di gran carriera in direzione opposta al forte, portando due uomini che ritornavano senza dubbio da qualche viaggio di esplorazione.
Vista la folla, essi fermarono i cani e si accostarono, per sapere la causa della riunione di tutta quella gente.
Colui che guidava i cani, aveva i mustacchi; l’altro, un giovanottone, era completamente raso, e aveva la faccia congestionata per l’aria gelida e la rapidità della corsa, che gli avevano fatto affluire il sangue al viso.
Zanna Bianca continuava ad agonizzare e non tentava più di lottare: era scosso solo a tratti, da fremiti riflessi che in breve sarebbero cessati con l’ultimo respiro. Beauty-Smith non l’aveva perduto di vista neppure per un minuto: neppure i nuovi venuti gli avevano fatto voltare il capo.
Quando si accorse che gli occhi del suo campione cominciavano ad offuscarsi e capì che ogni speranza di vincere era perduta, quel barlume di ragione che ancora luceva nell’abisso di brutalità del suo cervello, si spense totalmente; perduto ogni ritegno, egli si lanciò ferocemente su Zanna Bianca, per colpirlo.
S’udirono gridi di protesta, e fischi, ma nessuno si mosse. Beauty Smith si ostinava a percuotere la bestia, a colpi di scarpa ferrata, allorchè la folla fu mossa come da un risucchio: era il giovanottone che s’apriva un passaggio, scostando la gente, a destra e a sinistra, senza cerimonie e riguardi.
Quando giunse sull’arena, Beauty-Smith stava per dare una pedata a Zanna Bianca e, alzata una gamba, si manteneva in equilibrio instabile sull’altra. Il momento era propizio, e il giovanottone ne approfittò per assestare a Beauty-Smith un magistrale colpo di pugno, in piena faccia. Bellezza, sollevato dal suolo, fece una capriola in aria, e cadde rovescio sulla neve battuta. Il giovanottone, rivolto alla folla, gridò:
— Siete dei vigliacchi, dei bruti!
Era in preda a un’indicibile collera, a una santa collera: i suoi occhi grigi che avevano luci metalliche e riflessi di acciaio dardeggiavano verso la folla. Beauty-Smith, rimessosi in piedi, s’avanzò verso di lui, sbuffando, ma impaurito. Il nuovo venuto, senz’aspettar di sapere che cosa l’altro volesse e non conoscendo l’abiezione del bel tomo, pensò che Bellezza volesse sfidarlo, e si affrettò a schiacciargli il muso con un altro pugno, dicendo:
— Sei un bruto!