— Capite, signor bruto? Io prendo il vostro cane e vi dò centocinquanta dollari!
E, aperto il portafogli, contò i biglietti. Ma Beauty-Smith incrociò le braccia sul dorso e rifiutò la somma.
— Io non vendo cani, — fece.
— Oh! ma io compero, io! — fece l’altro. — Eccovi il danaro: il cane è mio.
Beauty-Smith, con le mani sul dorso, indietreggiò. Scott gli si avanzò contro, vivacemente, col pugno alzato, pronto a colpire, mentre Beauty-Smith si curvava prevedendo il colpo.
— Io ho tutto il diritto, — gemette.
— Voi siete venuto meno ai vostri diritti. Siete disposto a ricevere questo denaro? o debbo picchiare nuovamente?
— Bene, — si affrettò ad accettare Beauty-Smith, vinto dalla paura — prendo il danaro, ma protesto, — aggiunse. — Il cane è mio e mi viene tolto. Un uomo ha i suoi diritti.
— Giustissimo! — rispose Scott consegnandogli i biglietti. — Un uomo ha i suoi diritti, ma voi non siete un uomo, siete una bestia brutale.
— Aspettate che ritorni a Dawson! — minacciò Beauty-Smith. — Avrò la difesa della legge.