— Da che lo arguite? — domandò Scott con vivacità.
Ma, dopo aver osservato Zanna Bianca, proseguì, con aria desolata:
— Lo abbiamo già da due settimane, e ha progredito, semmai, in selvatichezza.
— Bisognerebbe che mi lasciaste fare: rimane ancora un tentativo che non abbiamo fatto: lasciarlo libero un po’.
Scott fece un gesto d’incredulità.
— Sì, lo so, — riprese Matt. — Voi avete tentato già di staccarlo e non siete neppure riuscito ad accostarvi. Ma, ecco, non avevate il bastone.
— Allora, provate voi.
Il guidatore di cani prese un solido bastone, e s’avanzò verso Zanna Bianca incatenato, che osservò subito il bastone con quell’attenzione che un leone in gabbia rivolge al frustino del domatore.
— Guardate i suoi occhi, — fece Matt. — È un buon segno. Non è poi tanto bestia, e si guarda bene dal lanciarsi su di me. No, no, non è uno sciocco.
E, poichè l’altra mano dell’uomo si accostò al collo di Zanna Bianca, questi arruffò il pelo, ringhiò, ma finì col coricarsi per terra, seguitando a fissar la mano con lo sguardo, senza però perder di vista l’altra che gli teneva il bastone sospeso e minaccioso sulla testa. Matt staccò la catena dal collare e indietreggiò.