— Troppa cattiveria, — fece Scott, — ma la lezione è buona.

Matt s’era avanzato per punire Zanna Bianca: avvenne un nuovo balzo, delle zanne luccicarono, risuonò un’esclamazione, e Zanna Bianca, seguitando a ringhiare, indietreggiò di parecchi metri, mentre Matt, che s’era fermato, si osservava una gamba.

— Ha toccato il segno, — annunziò mostrando il calzone lacerato, la mutanda anch’essa lacerata, e una macchia di sangue che ingrandiva.

— Non v’è speranza su di lui, ve l’ho detto, — esclamò Scott, con tristezza. — Dopo aver tanto pensato e meditato, al riguardo, l’unica conclusione possibile è questa...

E così parlando, come con rimpianto, presa la rivoltella, ne aveva aperto il tamburo e si era assicurato che l’arma fosse carica.

— Questo cane è vissuto nell’inferno, Mister Scott; non possiamo pretendere da lui che diventi a un tratto un bell’angelo bianco. Aspettiamo.

Matt si interpose.

— Mah!

Matt si voltò verso il cane che giaceva nella neve, in una pozza di sangue e agonizzava.

— La lezione è buona, come avete detto, Mister Scott. Major ha tentato di rubar la carne a Zanna Bianca, ed è morto per ciò. Era fatale. Io non darei gran che per un cane che non salvaguardasse i suoi diritti, in un caso simile.