— Va bene il diritto, ma c’è un limite!

Matt si ostinò:

— Anch’io ho meritato il castigo. C’era bisogno di batterlo? Lasciamolo vivere, questa volta. Se non migliora, m’incarico io stesso di ucciderlo.

— Ve lo concedo, — fece Scott, riponendo la rivoltella. — Dio sa se non desidero punto ammazzarlo o vederlo ammazzare! Ma è indomabile. Lasciamolo correre liberamente e vediamo che cosa farà, trattato così, e speriamo.

Scott s’avanzò verso Zanna Bianca e incominciò a parlargli con gentilezza.

— Voi fate male così, — obbiettò Matt. — Non vi arrischiate senza bastone.

Ma Scott scosse il capo, risoluto a conquistare la fiducia di Zanna Bianca che rimaneva sospettoso. Quale avvenimento si preparava? Egli aveva ucciso il cane del dio, che era suo compagno; dunque non poteva mancare un castigo terribile, e, col pelo arruffato, mostrando le zanne, con gli occhi pronti, rimaneva vigile, in guardia.

Gli dispiacque il fatto che il dio gli si accostasse così vicino; il dio era senza bastone e gli abbassava la mano sul capo.

Egli si curvò e tese i muscoli: non era quello il pericolo che prendeva corpo? un tradimento che si preparava? Egli conosceva le mani degli dei, la loro potenza soprannaturale, la loro prontezza nel colpire; eppoi non gli era mai piaciuto che lo toccassero; perciò ringhiò in modo più minaccioso, mentre la mano seguitava a scendere.

Pure, non aveva desiderio di mordere, e lasciò che il pericolo ignoto s’accostasse ancora, ma l’istinto di conservazione fu più imperioso della sua volontà, e lo trascinò.