Weedon Scott si credeva abbastanza svelto e accorto per evitare un morso; egli ignorava la rapidità sbalorditiva con la quale, come un serpente che si stende, Zanna Bianca colpiva. Quando sentì d’essere stato colpito, lanciò un grido e prese la mano ferita con l’altra mano.
Intanto, Matt, entrato nella capanna, ritornava con un fucile.
— Qui, Matt, gridò Scott. — Che vorreste fare?
— Poco fa, vi ho data una promessa, — rispose Matt, freddamente. — E la mantengo: ho detto che lo avrei ammazzato, al primo misfatto.
— No, non l’uccidete.
— Lo ammazzerò, non vi dispiaccia! Guardate...
Ora toccava a Scott chiedere indulgenza per Zanna Bianca. Come poteva il lupacchiotto modificarsi in un tempo così breve?
Non si doveva gettare il manico dietro la scure. Era stato lui, Scott, a mostrarsi imprudente; era lui il solo colpevole.
Zanna Bianca durante questo colloquio, rimaneva rigido e aggressivo, deciso più che mai a difendersi contro il castigo sempre più terribile che aveva coscienza di meritare. Senza dubbio era imminente una pena simile a quella che gli aveva inflitto, un giorno, Beauty-Smith. Tuttavia la sua minaccia era rivolta non a Scott, ma a Matt.
— Se vi dò retta, corro il rischio di essere divorato io.