— Niente affatto, egli è contro il vostro fucile, non contro di voi. Vedete come è intelligente? Egli conosce, come voi e me, l’effetto d’un’arma da fuoco. Abbassate il fucile!

Matt ubbidì.

— È sorprendente infatti — esclamò. — Ora è tranquillo. Bisogna rinnovar l’esperimento.

Matt riprese il fucile che aveva posato nella capanna, ed ecco subito Zanna Bianca ricominciare a ringhiare. Matt posò nuovamente il fucile, fece finta di andarsene, e le labbra di Zanna Bianca si riabbassarono sui denti.

— Ora, — disse Scott — fate finta di servirvi dell’arma.

Matt ritornò col fucile, lo prese e lo imbracciò, lentamente. Il ringhio e l’agitazione ricominciarono, e divennero addirittura parossistiche quando la canna dell’arma incominciò ad abbassarsi e Zanna Bianca la vide appoggiata alla guancia del tiratore.

Quando l’arma fu al suo livello, egli diede un balzo di fianco e fuggì nella capanna. Matt cessò l’esperimento; abbandonando il fucile, e voltandosi verso il padrone, egli disse con solennità:

— Sono del vostro parere, signor Scott; questo cane è troppo intelligente, perchè si possa ucciderlo.

XX. IL PADRONE D’AMORE.

Erano passate ventiquattr’ore dacchè Zanna Bianca era stato liberato; ora la mano che gli aveva concesso la libertà era avvolta in una benda, medicata e sostenuta da una sciarpa, per impedire l’afflusso del sangue.