Scott s’avvicinò a lui, ed egli fece udire un brontolìo che significava che non voleva sottostare al castigo meritato. Giacchè questo era il suo pensiero fisso, dal giorno prima.

Già nel passato aveva avuto dei castighi ritardati; ora, poichè aveva compiuto un vero e proprio sacrilegio, affondando le zanne nella carne sacra di un dio, d’un dio dalla pelle bianca, superiore agli altri, era naturale e proprio del costume degli dei, che egli dovesse scontare terribilmente quella colpa.

Il dio, avanzatosi, sedette, a qualche passo di distanza, e in quell’atto non c’era nulla di pericoloso, giacchè, quando gli dei puniscono, sono sempre in piedi. D’altra parte, il dio non aveva nè bastone nè frustino, nè arma da fuoco, ed egli stesso, d’altra parte, era libero, non avendo nè catena, nè un bastone che lo trattenessero. Cosicchè se il castigo avesse dovuto avverarsi, era facile a lui scappare e mettersi al sicuro.

Il dio era rimasto tranquillo e non aveva accennato ad alcun movimento e Zanna Bianca fermò il ringhio che gli rifluiva alla gola.

Allora il dio parlò, e il pelo del collo di Zanna Bianca s’arruffò e il ringhio sgorgò. Ma il dio non faceva alcun gesto ostile e seguitava a parlare pacificamente; parlava senza sosta, con dolcezza, senza fretta. Nessuno aveva mai parlato così a Zanna Bianca; così, con tanto fascino di voce; ed egli sentì qualche cosa che non sapeva che fosse, agitarglisi dentro, e, nonostante l’asprezza dell’istinto di diffidenza, si sentì spinto verso il dio da una certa fiducia come se si sentisse sicuro in compagnia di lui.

Dopo un certo tempo, il dio si alzò ed entrò nella capanna; quando uscì, Zanna Bianca lo esaminò minuziosamente e si sentì ripreso da timore. Ma il dio, come prima, non aveva nè arma, nè bastone; teneva nascosta la mano ferita dietro la schiena e nell’altra mano un pezzetto di carne.

Il dio era tornato a sedersi allo stesso posto di prima. Zanna Bianca drizzò le orecchie e guardò con sospetto, alternativamente, il dio e la carne, pronto a balzar lontano, al minimo allarme.

Ma il castigo veniva ritardato; il dio si limitava a tendergli presso il muso il pezzetto di carne che pareva che non celasse nulla di pericoloso. Pure, siccome gli dei sono onnipotenti, poteva darsi che un tranello sapiente si nascondesse in quella carne apparentemente innocua, cosicchè, sebbene la carne gli venisse offerta con gesto amichevole, era prudente non toccarla; l’esperienza del passato gl’insegnava che, presso le donne degl’indiani, carne e castigo spesso si mescolavano in modo deplorevole.

Il dio finì col gettare la carne sulla neve, ai piedi di Zanna Bianca, che la fiutò con precauzione, senza guardarla, perchè aveva gli occhi sempre rivolti al dio. Il dio gli offrì un secondo pezzetto, ed egli rifiutò nuovamente di prenderla, e nuovamente il dio gliela gettò.

Questo fu ripetuto un gran numero di volte; ma giunse un momento in cui il dio rifiutò di gettargli il boccone, che egli teneva nella mano e glielo presentò con fermezza.