La carne era buona, e Zanna Bianca aveva fame: a passo passo, con infinite precauzioni, egli si accostò, e si decise, seguitando a tener gli occhi fissi su lui, colle orecchie abbassate, il pelo involontariamente drizzato sulla cresta del collo. e un sordo brontolìo nella gola, per avvertire che stava sempre in guardia e non voleva essere gabbato, allungò la testa, prese il boccone e lo inghiottì.

Nulla accadde; così, un boccone dopo l’altro, egli mangiò tutta la carne, e nulla accadeva; il castigo era ancora differito.

Zanna Bianca si leccò le labbra e attese. Il dio si avanzò e parlò nuovamente, con bontà, poi allungò la mano. La voce ispirava fiducia, ma la mano destava timore.

Zanna Bianca, che si sentiva combattuto da due impulsi opposti, si decise per una via di mezzo, e, pur brontolando, abbassò le orecchie e non morse. La mano seguitò a discendere, sino a toccare l’estremità del pelo tutto irto. Zanna Bianca indietreggiò e la mano lo seguì, premendo di più; egli fremeva e voleva sottomettersi, ma non poteva dimenticare in un giorno tutte le sofferenze inflittegli dagli dei.

Poi la mano si alzò e ridiscese, alternativamente, in atto di carezza. Egli seguì quei movimenti, ora tacendo, ora brontolando, giacchè le vere intenzioni del dio non erano chiare. La carezza divenne più dolce. La mano che gli frugava la base delle orecchie, gli faceva provare un piacere crescente.

In questo momento Matt usciva dalla capanna, con una casseruola contenente acqua sporca che egli veniva a vuotare fuori.

— Rimango sbalordito — esclamò egli scorgendo Scott.

E mentre questi seguitava ad accarezzare Zanna Bianca:

— Voi siete certamente un bravissimo ingegnere, ma avete sbagliato carriera; dovevate, da piccolo, far pratica di domatore in un serraglio!

Come udì la voce di Matt, Zanna Bianca indietreggiò immediatamente, ringhiando verso di lui, non già verso Scott, che gli andò vicino, rimise la mano sulla testa dell’animale e lo accarezzò come prima.