— Hanno tentato di rubarvi, eh? E non avete voluto. Bene, bene. S’era ingannato, vero?
— Dall’accoglienza ricevuta, gli dev’esser parso d’essere assalito da una legione di demonii! — ghignò Matt.
Zanna Bianca, ancora agitato, e col pelo irto, seguitava a brontolare; poi, a poco a poco, il pelo si riabbassò e un dolce ronron gorgogliò dalla bocca del cane.
XXI. IL LUNGO VIAGGIO.
Era nell’aria; Zanna Bianca intuì, prima che accadesse, che una disgrazia era imminente; i suoi dei si tradirono inconsciamente; e il lupo-cane, dalla soglia della capanna, leggeva nei loro cervelli.
— State a sentire! Volete? — dichiarò Matt, una sera, mentre cenava con Scott.
Scott ascoltò; attraverso la porta giungeva sino a loro un sommesso lamento, doloroso come un singhiozzo. Seguì un lungo respiro e il lamento tacque. Zanna Bianca era rassicurato; il suo dio non era ancora partito.
— Credo che il lupo indovini i vostri disegni — fece Matt.
— Che volete che ne faccia d’un lupo in California? — rispose Scott, guardando il compagno con aria d’imbarazzo che rivelava dietro quelle parole un pensiero totalmente diverso.
— È quel che dico io — fece Matt. — Che ve ne fareste d’un lupo in California?