Le due porte sbatterono contemporaneamente, con un rumore secco, scandito subito da un gemito lugubre e da un singhiozzo, seguito da lunghi ronfi.
— Matt, curatelo bene — disse Scott, mentre scendevano lungo la collina. — Voi mi scriverete, e mi farete sapere come si comporta.
— Non mancherò, ma sentite...
I due uomini si fermarono; Zanna Bianca urlava, come fanno i cani quando i padroni sono morti, urlava la sua disperazione; e quel clamore saliva con note acute e precipitose, poi ricadeva con un tremolìo pietoso, come se si spegnesse, per rialzarsi nuovamente e ingrandire a tratti.
L’Aurora era il primo battello che, in quell’anno, lasciava il Klondike, cosicchè il ponte era pieno zeppo di cercatori d’oro, gli uni che ritornavano dopo aver fatto buona fortuna, gli altri ridotti in pietosa miseria, ma tutti desiderosi di andar via, così com’erano stati bramosi di venire.
Presso la scaletta di bordo, Scott strinse la mano a Matt che stava per ridiscendere a terra. Senonchè, Matt, senza rispondere alla stretta, teneva gli occhi fissi su qualche cosa ch’egli vedeva a due passi da lui, dietro le spalle di Scott: era Zanna Bianca che, seduto sul ponte, aspettava.
I due uomini scambiarono alcune parole, ciascuno affermando di aver chiuso bene la porta, mentre Zanna Bianca osservava, appiattendo le orecchie ma rimanendo sempre immobile.
— Lo condurrò a terra con me — disse Matt.
E s’avanzò verso Zanna Bianca, che se la svignò subito. Matt gli correva dietro, inseguendolo, ma Zanna Bianca scomparve dietro un gruppo, girò torno torno sul ponte, riapparve, scomparve, giravoltò; senza lasciarsi afferrare. Solo quando si sentì chiamare da Scott, s’accostò, ubbidendo prontamente.
Scott incominciò ad accarezzare Zanna Bianca, e osservò sul muso e negli occhi dell’animale dei tagli recenti. Matt passò la mano sotto il ventre dell’animale.