Poi gli dei salirono le scale della gradinata, per entrare nella casa. Una delle femmine-dee aveva cinto con un braccio il collo di Collie e quietava la bestia con carezze; ma Collie rimaneva ringhiosa o sovr’eccitata; come oltraggiata dalla presenza tollerata del lupo, intimamente convinta che gli dei avevano torto.
Dick, il cane che era andato a coricarsi in cima alla scalinata, quando Zanna Bianca passò, alle calcagna del padrone, gli ringhiò contro.
— Venite, lupo, su, — fece Scott. — Siete voi che entrate.
Zanna Bianca entrò, con le zampe rigide, la coda diritta in modo orgoglioso, senza perder di vista Dick, per difendersi da un assalto di fianco, pronto anche ad affrontare qualsiasi pericolo potesse venire dall’interno della casa. Non accadde alcunchè di temibile.
Poi egli osservò tutto, attorno a sè, e, ciò fatto, si coricò con un brontolio di soddisfazione, ai piedi del padrone.
Ma rimase coll’orecchio vigile temendo insidie. Chissà quanti pericoli lo insidiavano, sotto il grande tetto della casa, che gli gravava sul capo come il coperchio di una trappola!
XXIII. IL DOMINIO DEL DIO.
Zanna Bianca era, non solo capace, per natura, di adattarsi alla gente e alle cose, ma anche di ragionare, e comprendeva la necessità di tale adattamento. Lì, a Sierra Vista (com’era chiamata la proprietà del Giudice Scott, padre di Weedon Scott) egli si sentì rapidamente come a casa sua.
Dick, dopo alcune manifestazioni di broncio e di protesta, s’era rassegnato ad accettare la presenza del lupo, impostagli dai padroni; ed era persino disposto a diventargli amico.
Ma Zanna Bianca non pensava ad amicizie di quel genere; essendo rimasto sempre fuori della sua specie, egli voleva rimanere quale era stato, cosicchè gli approcci di Dick non ebbero buon successo; il lupetto li respinse. Allora il buon cane rinunziò a quei propositi e non badò a Zanna Bianca, come Zanna Bianca non badava a lui.