Poichè quel pollo era nutrito di buon grano, grasso e tenero, Zanna Bianca, leccandosi le labbra, sentì tutto il sapore di quella pietanza squisita.
Più tardi, nella giornata, ebbe la ventura di imbattersi in un altro pollo che camminava presso la scuderia. Uno dei grooms accorse in aiuto del volatile, e, ignaro del pericolo cui andava incontro, prese come arma un leggero staffile da cocchiere.
Al primo colpo, Zanna Bianca, che forse un bastone avrebbe fatto indietreggiare, lasciò il pollo per avventarsi contro l’uomo.
Mentre lo staffile lo colpiva sul muso, egli saltò silenziosamente al collo del groom, che cadde rovescio gridando: «Dio mio!», e abbandonò lo staffile per proteggersi la gola con le braccia. Con gli avambracci sanguinanti e squarciati sino all’osso, egli si rialzò a stento tentando di rifugiarsi nella scuderia; ma non era cosa facile senza la comparsa di Collie che si lanciò furiosamente su Zanna Bianca.
Essa sentiva di aver ragione: i fatti provavano e confermavano la sua diffidenza, a dispetto dell’errore degli dei, che non sapevano: il brigante del Wild continuava la serie dei suoi delitti.
Il groom si era messo al sicuro, e Zanna Bianca indietreggiava di fronte alle zanne minacciose di Collie. Egli le presentò le spalle, poi tentò di sfuggirle, correndo in cerchio. Ma Collie non voleva rinunziare al castigo del colpevole; cosicchè Zanna Bianca, gettando al vento la sua dignità, si decise a svignarsela attraverso i campi.
— Così imparerà a lasciare in pace i polli, — commentò Scott. — Ma gli darò io stesso una buona lezione, la prima volta che lo colgo sul fatto.
Due notti dopo, l’occasione voluta si presentò, e fu più bella di quanto Scott avesse previsto. Zanna Bianca che aveva osservato da vicino il pollaio, e le abitudini dei polli, quando, a notte fatta, i polli si appollaiano sulle pertiche, s’arrampicò su una catasta di legna ch’era lì vicino, e salì sul tetto del pollaio.
Di lì si lasciò scivolare al suolo, e penetrò nel luogo. Fu una carneficina completa: quando, al mattino, Scott uscì, cinquanta galline bianche di Livorno, i cui cadaveri non erano stati ancora divorati, gli si offrirono allo sguardo, allineati con cura dai groom, lungo la scalinata della casa.
Il padrone, sorpreso e pieno d’ammirazione per quel capolavoro, fischiò, e Zanna Bianca accorse, guardandolo senza alcuna traccia di vergogna negli occhi, anzi, poichè non aveva punto coscienza della sua colpa, procedendo con orgoglio, come se avesse compiuto un’azione meravigliosa e degna di elogio.