Fu al tempo in cui i giornali erano pieni di notizie circa l’audace evasione dalla prigione di San Quintin del celebre bandito Yim Hall.

Costui era nato malvagio, e la società non lo aveva fatto diventar migliore. La società è dura, e Yim Hall era un esempio evidente di tanta durezza, perchè essa ne aveva fatto una bestia, una bestia umana, certo, ma più feroce dei peggiori carnivori.

Non c’era stata pena che avesse potuto piegarlo; e il castigo era il solo trattamento ch’egli conoscesse, dal tempo in cui, piccino, era stato raccolto nell’asilo di San Francisco, quand’era come tenera argilla adattabile alla forma che le si vuol dare.

Egli aveva fatto del male, e per tre volte lo avevano imprigionato, ma quanto più ferocemente la società lo colpiva, con tanto maggior accanimento egli lottava contro di lei, non avendo, di solito, che camicia di forza, digiuno, e colpi di bastone.

Durante il terzo periodo di prigionia, fu affidato a un guardiano ch’era una bestia brutale, selvaggia quasi quanto lui. Il carceriere aveva un mazzo di chiavi e una rivoltella; Yim Hall non altro che le nude mani e i denti; e questa era l’unica diversità fra i due.

Il carceriere si giovava del fatto ch’era meglio armato, per perseguitare l’uomo, a suo piacere, maltrattarlo e riferire sulla condotta di lui, notizie false ai suoi capi. Yim Hall balzò un giorno, sul suo aguzzino, e, presolo per la gola, coi denti, tentò di sgozzarlo, come avrebbe fatto un animale della Jungla.

Per questo fatto, Yim Hall fu rinchiuso nella cella degl’incorreggibili, dove viveva senza uscirne mai. Il soffitto, i muri, il pavimento erano di ferro, e mai il recluso vedeva il cielo; il giorno era per lui come un nero crepuscolo, e la notte, un nero silenzio.

Egli era seppellito vivo in una tomba di ferro, e non vedeva faccia umana, non udiva una parola. Quando gli gettavano il cibo, egli grugniva come una bestia in gabbia; durante giorni e notti, capitava che egli ruggisse di rabbia contro l’universo; poi, per una settimana e mesi, non faceva udire alcun suono, ma si divorava l’anima in silenzio.

Era diventato una specie di mostro terribile, quale può immaginare il cervello di un pazzo.

Visse così per tre anni; finalmente, una notte, riuscì a fuggire. Il capo carceriere, quando seppe la notizia, scrollò il capo e disse che era impossibile. Senonchè la cella era vuota, e il corpo di un carceriere strangolato giaceva lungo la soglia: altri due carcerieri, ch’egli aveva ugualmente strangolati senza rumore, con le sue mani, segnavano le tracce del suo passaggio lungo i corridoi della prigione, e l’evasione di sopra il muro di cinta.