Munito delle armi tolte ai tre carcerieri, come un arsenale vivente, egli fuggiva per monti e valli, inseguito da tutta la forza organizzata dalla società. Sulla sua testa pendeva una taglia, cosicchè, sperando di guadagnarsi la ricompensa, dei fittavoli ne seguivano le peste, armati di fucili da caccia. La sua morte poteva servire a cancellare una fastidiosa ipoteca, o a mandare un figlio in collegio.
Persino dei cittadini avevano imbracciato il fucile, per amore del bene pubblico, e una muta di cani feroci seguivano le orme segnate dai suoi piedi sanguinanti, e altri cani, cani poliziotti che corrono in nome della legge, e sono pagati dalla società, non lo abbandonavano più, ormai, accaniti nel seguirne le piste, con l’aiuto del telefono, del telegrafo, e di treni speciali.
Accadeva talvolta, che Yim Hall fosse raggiunto dagl’inseguitori, ed eroicamente, le due parti si affrontavano dietro un filo di ferro spinato. Il giorno dopo, nelle città, la gente si divertiva a leggere nei giornali, dopo colazione, i particolari dello scontro, e il risultato: un morto e numerosi feriti. Poi sorgevano altri uomini a riprendere l’inseguimento.
A un tratto, Yim Hall scomparve: invano i cani ne cercarono le tracce smarrite; sin nelle valli più lontane, degli innocui pastori si vedevano presi pel collo da uomini armati e costretti a provare la loro identità, e nello stesso tempo, in una dozzina di pendici di montagne, si dicevano scoperti i resti del bandito, da gente avida di guadagnare il prezzo del sangue.
Intanto, i giornali erano letti a Sierra Vista, con timore e interesse. Le donne non erano rassicurate, e il giudice Scott fingeva di ridere del loro terrore, emettendo dei bah! ripetuti.
Era stato lui, negli ultimi giorni delle sue funzioni, a condannare Yim Hall. Quella volta almeno, questi era innocente. La polizia aveva, con un procedimento al quale non è avvezza, deciso di chiudere i conti con lui, ordendone la rovina, producendo false testimonianze.
Il giudice Scott, ignaro della verità delle cose, aveva pronunziato in buona fede la condanna, ma Yim Hall l’aveva creduto complice, e quando s’era sentito condannare a cinquant’anni d’ergastolo, di sepoltura da vivo, scattato a un tratto nell’aula dell’udienza, s’era messo a inveire contro colui che l’aveva colpito, e, mentre i poliziotti lo trascinavano fuori, aveva ruggito la sua promessa di vendetta.
Zanna Bianca, naturalmente, non poteva sapere nulla di tutto ciò, ma dal giorno in cui si seppe a Sierra Vista che Yim Hall era evaso, ci fu tra il lupo-cane e Alice, la moglie del padrone, come un’intesa segreta. Ogni notte, quando tutti dormivano, Alice usciva dalla camera e faceva entrare Zanna nell’atrio del rez-de-chaussée.
Al mattino, essa scendeva la prima, e lo rimetteva fuori, giacchè era uso che egli non dormisse in casa.
Ora, una notte, Zanna Bianca si svegliò, nel silenzio, e, senza rumore, annusò: capiva, dall’aria, che un dio straniero era presente.