Fece colazione senza bere, inaffiandola di maledizioni rivolte a «Un’Orecchia» che gli aveva giocato quel brutto tiro.

— Stanotte, — fece — li legherò tra loro, contro ogni tentativo.

I due uomini ripresero il cammino; ma fatti appena cento yards, ecco Enrico, che andava innanzi, urtare col piede, al buio, in un oggetto. Egli lo raccolse, e voltosi corse incontro a Bill.

— Tenete, Bill, — disse, — ecco una cosa che potrà esservi utile.

Bill lanciò un’esclamazione: era quell’oggetto l’unico avanzo di «Arditone», il bastone al quale era stato attaccato.

— Se lo son mangiato tutto, — fece Bill: — ossa, costole, pelle, tutto hanno divorato. Persino il bastone, non è proprio liscio come la palma della mano: ne hanno mangiato il cuoio che ne guarniva le estremità. Speriamo che a voi e a me non tocchi la stessa sorte, prima di terminare il nostro viaggio!

Enrico rise.

— È la prima volta, — fece, — che sono così perseguitato dai lupi; ma ho conosciuti altri pericoli, e ne sono uscito sano e salvo. Fatevi coraggio, risolutamente, e non temete nulla: non ci avranno, figlio mio.

— Questo non si sa, sì, non si può sapere...

— Voi siete pallido, segno che la circolazione del sangue è cattiva. Dovreste prendere del chinino. Ve ne rimpinzerò quando saremo giunti a destinazione.