Spuntò l’alba, il giorno; la fiamma era diminuita, la provvista della legna era esaurita e bisognava rinnovarla. Enrico tentò di varcare il cerchio ardente che lo proteggeva, ma subito i lupi gli si pararono davanti: egli allora lanciò contro di essi qualche tizzone, ch’essi si limitarono a scansare, senza provarne spavento, e dovette rinunciare alla lotta.
L’uomo, vacillando, si sedette sul materasso e sulle coperte, lasciò cadere il petto sulle ginocchia, come se il corpo gli si fosse spezzato in due, e la testa penzoloni verso il suolo. Era l’abbandono della lotta; di tanto in tanto, egli alzava un po’ il capo per osservare l’estinzione progressiva del fuoco, e vedeva il cerchio dividersi, spezzettarsi, lasciando dei larghi vuoti.
— Credo. — mormorò egli, — che fra poco potrete avvicinarvi e impossessarvi di me. Ma ormai che importa? Io dormirò...
E socchiudendo gli occhi per l’ultima volta, vide attraverso una breccia la lupa che lo fissava.
Quanto tempo dormì? Non avrebbe saputo dirlo. Ma allorchè si svegliò, gli parve che un cambiamento misterioso fosse avvenuto attorno a lui, un mutamento così strano e inatteso, che si svegliò di colpo. Dapprima non capì l’accaduto, poi si accorge di questo; i lupi se ne erano andati; solo le tracce delle loro zampe, impresse nella neve, gli fecero ricordare il numero e l’accampamento dei nemici. Poi, siccome il sonno lo riprendeva, più fortemente egli lasciò ricadere la testa sulle ginocchia.
Stavolta, a svegliarlo, furono grida d’uomini unite a rumor di slitte che s’avanzavano, a scricchiolii di finimenti e all’ansare affannoso dei cani da tiro. Quattro slitte, lasciando il letto ghiacciato del fiume, venivano infatti verso di lui, fra gli abeti: poco dopo una mezza dozzina di uomini, lo circondavano. Rannicchiato in mezzo al cerchio di fuoco che si spegneva, egli li guardò, come inebetito, e balbettò con le mascelle ancora impastate:
— La lupa rossa... Venuta presso i cani al momento del pasto... Prima ha divorato i cani... Poi divorò Bill...
— Dov’è lord Alfredo? — gli vociò uno degli uomini, all’orecchio, scuotendolo ruvidamente.
Egli mosse lentamente la testa.
— No, no, se l’ha divorato... si sta putrefacendo su un albero, nell’ultimo accampamento.