Non era dato insomma, al lupetto, di pensare come gli uomini; il lavoro del suo cervello era incerto e vago, ma le conclusioni erano, dal punto di vista dell’animale, molto chiare. Egli non indagava il perchè delle cose, ma s’interessava solo del loro modo di essere; gli bastava, per esempio, avere urtato il naso contro le pareti della caverna, per non insistere oltre. Ciò ch’egli era impotente a fare, suo padre poteva fare; ecco un’altra realtà ch’egli non cercava punto di spiegarsi. Il fatto sostituiva il ragionamento, e la preoccupazione della logica non gli teneva occupata la mente; tanto meno poi quella delle leggi fisiche.

Come la maggior parte delle creature del Wild, egli non tardò a conoscere la fame: venne un tempo in cui non solo mancò la carne, ma il latte s’inaridì nel petto della madre.

I lupetti dapprima emisero dei gridi lamentosi e dei gemiti, ma presto, crescendo la fame, caddero in letargo. Non più giochi nè litigi, nè collere infantili, nè esercizî di brontolii; cessarono anche le peregrinazioni verso il muro luminoso; essi non facevano altro che dormire, mentre la vita vacillava in essi e moriva.

«Un Occhio» si disperava; correva tutto il giorno a cacciare lontano, ma inutilmente, e ritornava per dormire durante poche ore soltanto nella tana, donde era fuggita la gioia. Anche la lupa, lasciati lì i piccoli, usciva in cerca di carne. I primi giorni dopo la nascita dei lupetti, il vecchio lupo aveva fatto parecchi viaggi all’accampamento degli indiani e rubato conigli presi nelle trappole; ma quella fruttuosa risorsa era venuta meno quando, col disgelo delle nevi e dei torrenti, gl’indiani avevano trasportato altrove le loro tende.

Allorchè i genitori ricominciarono a portargli da mangiare, il lupetto grigio si rianimò e volse nuovamente lo sguardo verso il muro luminoso; ma la famigliola intorno si era ridotta di molto; rimaneva solo una sorella, gli altri erano spariti.

Riprese le forze, egli vide che sua sorella non poteva più giocare; essa non rialzava il capo, nè faceva alcun movimento; mentre il corpicciolo di lui si arrotondiva, col nuovo nutrimento, quello della sorella non ne risentiva alcun beneficio; il soccorso era giunto troppo tardi. La bestiola seguitava a dormire; ormai appariva come un debole scheletro coperto di pelle, nel quale la fiamma della vita s’abbassava sempre più, sinchè finì coll’estinguersi.

Poi venne un altro periodo di tempo, durante il quale il lupetto grigio non vide più suo padre apparire e sparire dal muro di luce e stendersi, la sera, all’ingresso della caverna, per dormire.

L’avvenimento accadde dopo una seconda carestia, che però fu meno dura della prima. La lupa non ignorava che il vecchio lupo non sarebbe ritornato mai, ma non aveva modo di comunicare la notizia al lupetto.

Mentre essa andava a caccia, da parte sua, verso il ramo destro del torrente, nei dintorni dove giaceva la lince, aveva incontrato le tracce del vecchio lupo, impresse il giorno prima. Seguitele, aveva trovato, dove esse finivano, altre impronte lasciate dalla lince e le tracce di una lotta nella quale il felino aveva vinto.

Poche tracce e poche ossa, ecco tutto quanto rimaneva del suo compagno. Le tracce della lince che continuavano oltre, le avevano fatto scoprire la tana del nemico; ma accortasi, da parecchi indizî, che costui era ritornato, non aveva osato avventurarsi.