Nello stesso tempo, un gran soffio sventolò e un corpo alato passò rapidamente presso di lui, sinistro e silenzioso. Era un falco, che piombato dall’alto del cielo azzurro, per poco non l’aveva afferrato. Ansante, ma rimessosi dalla paura, il lupetto spiò timorosamente: dall’altra parte della radura, la madre ptarmigan svolazzava sul nido devastato, ed era così addolorata dalla perdita, che non badava alle ali che si movevano nel cielo. Il lupetto, (e fu per lui una buona lezione per l’avvenire) vide piombare il falco come un lampo, artigliare il corpo del ptarmigan e tra i sussulti della vittima, in un grido d’agonia, vide l’uccello vittorioso risalire nell’azzurro con la preda fra gli artigli.
Molto tempo dopo, il lupetto abbandonò il suo rifugio. Egli aveva appreso parecchio; sapeva che le cose viventi erano della carne e buone da mangiare, ma sapeva anche che le cose viventi, quando sono molto grosse, possono colpire; era meglio divorare quelle piccole, come i pulcini del ptarmigan, anzichè delle grosse, come la gallina ptarmigan che, però, il falco aveva portato via. Forse c’erano altri uccelli della stessa specie; voleva andare a vedere.
Arrivò alla sponda del torrente; mai prima di allora egli aveva visto dell’acqua, e passeggiare su quell’acque doveva essere cosa buona, giacchè non si scorgeva alla sua superficie nessuna irregolarità. Egli avanzò per camminarvi su e affondò, urlando di spavento, ripreso ancora dalle tenaglie dell’Ignoto. Sentiva freddo e soffocava: aprì la bocca per respirare, e, anzichè l’aria, solita a rispondere all’atto respiratorio, l’acqua gli si precipitò nei polmoni.
Sentendosi soffocare, provò un’angoscia mortale, un’angoscia che parve la morte stessa, della quale, pur non avendo una conoscenza diretta, possedeva, come ogni animale del Wild, l’istinto. Quella prova gli parve la più imprevista e formidabile fra tutte, come l’essenza stessa dell’Ignoto, e la somma dei suoi terrori, la suprema catastrofe che sorpassava qualsiasi immaginazione e della quale, pur ignorando tutto, egli temeva tutto.
Però, ritornato a galla, egli sentì l’aria benefica entrargli nella bocca; senza lasciarsi affondare di nuovo, e come se quell’atto fosse una vecchia abitudine in lui, egli fece andare e venire le sue zampe e cominciò a nuotare.
La sponda che aveva lasciato, e che era la più vicina, si trovava alla distanza di un yard; senonchè, risalito alla superficie con la schiena voltata a questa sponda, si trovò davanti agli occhi quella opposta, verso la quale nuotò. Il torrente, ch’era poco importante, a quel punto si allargava formando un bacino tranquillo, d’un centinaio di piedi, in mezzo al quale la corrente proseguiva il suo corso, e, afferrato al passaggio il lupetto, lo trascinò.
Ora, nuotare non serviva più a nulla: l’acqua calma, diventata a un tratto furiosa, lo travolgeva con essa, ora in fondo al torrente, ora alla superficie. Trascinato, rivoltato sottosopra, sbattuto continuamente contro i macigni, egli gemeva lamentosamente a ogni urto che ne segnava la corsa.
Più in basso, la corrente si spegneva in un secondo bacino calmo come il primo, dove il lupetto, trasportato dai flutti, fu deposto finalmente sulla ghiaia della sponda.
Colà egli starnutò freneticamente. La sua esperienza educativa s’era arricchita di una nuova lezione: l’acqua non era viva eppure si muoveva; pareva solida come la terra, ma non era totalmente solida. Conclusione: le cose non sono sempre quali sembrano: conviene perciò, nonostante la loro apparenza, essere, di fronte ad esse, in continuo sospetto e non fidarsene se non quando se ne sia verificata la realtà. Il timore dell’Ignoto, che era in lui una diffidenza ereditaria, era rinforzato ormai dall’esperienza fatta. A un’altra avventura doveva andare incontro quel giorno. Egli aveva osservato che non c’era nulla al mondo che potesse volere quanto sua madre, e sentiva il desiderio di lei.
Egli aveva il corpo e il piccolo cervello stanchi, per aver dovuto sopportare, in un solo giorno, tante lotte e tante fatiche quante non ne aveva viste in tutti i giorni vissuti sin allora.