Aveva oltrepassato l’abete rovesciato, attraverso la radura e correva fra gli alberi; in quel momento vide e fiutò. Davanti a lui, seduti per terra, in silenzio, stavano cinque cose viventi, quali egli mai aveva incontrate. Era quella la prima volta che vedeva l’umanità!
I cinque uomini, al suo apparire, e la cosa lo sorprese, non mostrarono i denti, nè brontolarono, non fecero neppure un movimento, ma rimasero silenziosi e fatidici.
Neppure il lupetto si mosse; pure, tutto l’istinto della sua natura selvaggia, lo spingeva a fuggire, ma un altro istinto categorico e perentorio, si contrapponeva ad esso.
Uno stupore ignoto gli occupò la mente; il lupetto si sentiva, a un tratto, diminuito da una nuova conoscenza della sua piccolezza e debolezza; un potere superiore, molto al di sopra di lui, si appesantiva sull’animale e lo dominava.
Il lupetto non aveva mai visto un uomo, eppure, per istinto, sentiva l’uomo; nell’uomo egli riconosceva, oscuramente, l’animale che aveva combattuto e vinto tutti gli animali del Wild. Ed egli non guardava solo con gli occhi suoi, ma con quelli di tutti gli antenati, con pupille che avevano, durante generazioni, accerchiato nell’ombra e nella neve, innumerevoli accampamenti umani, spiato da lontano, sull’orizzonte e più dappresso, nel folto degli alberi, la strana bestia a due zampe che era il signore e padrone di tutte le cose viventi.
Quest’eredità morale e soprannaturale, formata da timore e da lunga serie di lotte, durata per secoli, sopraffaceva il lupetto, troppo giovane ancora per liberarsene.
Se fosse stato un lupo adulto, avrebbe preso rapidamente la fuga; ma, così com’era, egli si coricò, paralizzato dallo spavento, accettando già la sottomissione che la sua razza aveva accettato il primo giorno in cui un lupo era andato a sedersi al focolare di un uomo, per riscaldarvisi.
Uno degl’indiani finì per alzarsi, camminò verso la bestiola e gli si fermò sopra; il lupetto si appiattì sempre più verso il suolo. Era l’ignoto, diventato carne e sangue, che si chinava su di lui per afferrarlo. Il pelo dell’animale si rizzò involontariamente, le labbra si contrassero e le piccole zanne apparvero. La mano che gli stava sospesa addosso, come una condanna, esitò e l’uomo disse ridendo:
— Wabam Wabisca ip pit tah! (Guardate le zanne bianche!)
Gli altri indiani risero alla loro volta grossamente, ed incitarono l’uomo a prendere il lupetto.