Inoltre Castoro Grigio gli dava talvolta un pezzetto di carne: mentre Zanna Bianca mangiava la carne, egli lo difendeva contro gli altri cani. Quel pezzetto di carne assumeva, agli occhi di Zanna Bianca, un valore molto superiore a una dozzina di pezzi simili, ricevuti dalle mani delle donne. Era strano, ma era così.

Castoro Grigio non lo accarezzava mai, eppure, (effetto del peso di quella mano o del suo potere soprannaturale o di altre cause che il lupetto non riusciva a distinguere) era innegabile che un certo vincolo d’affetto si veniva costituendo fra Zanna Bianca e il suo rude signore.

Subdolamente, con mezzi segreti, come a furia di colpi di pietra volanti, di colpi di bastone e di mano, le maglie della catena del lupetto si venivano ribadendo attorno a lui.

Quelle attitudini proprie della razza, che gli avevano permesso da principio, di adattarsi al focolare dell’uomo, erano perfettibili e si svilupparono nella vita del campo tra le miserie caratteristiche di quella vita, e col tempo gli divennero segretamente care. Ma ora era preoccupato soprattutto dal ricordo doloroso di aver perduto Kisce, dalla speranza che ella sarebbe ritornata, e dal desiderio ardente di riacquistare, un giorno, quella libertà di vita che prima aveva vissuto.

XI. IL PARIA.

Lip-Lip seguitava ad abbuiare i giorni di Zanna Bianca: il quale, perciò, divenne più malvagio e feroce che non fosse di natura. Egli acquistò persino fra gli animali uomini, una pessima fama.

Se c’era, in qualche parte dell’accampamento, scompiglio e fracasso, se risuonavano grida di battaglia, o se una donna si lagnava d’essere stata derubata d’un pezzo di carne, si poteva esser sicuri che Zanna Bianca non era estraneo al fatto.

Gli animali uomini non si preoccupavano di ricercar le cause della sua condotta, giudicavano dagli effetti, che erano pessimi.

Egli era considerato da tutti come un perfido ladro, un malcreato che non pensava ad altro che a far del male: un perturbatore incallito.

Mentre egli guardava con aria sorniona, sempre pronto a fuggire sotto un’eventuale gragnuola di sassi, le donne, irritate, non cessavano di ripetergli che era un lupo, destinato a una brutta fine.