Così fu come bandito dalla gente dell’accampamento. Tutti i cagnoli si comportavano con lui come faceva Lip-Lip, e univano le loro persecuzioni a quelle del nemico. Forse sentivano oscuramente la diversità originaria che lo separava da essi, la sua nascita nella foresta, e cedevano a quella inimicizia istintiva che il cane domestico sente per il lupo.

Comunque sia, dichiaratisi nemici di Zanna Bianca, rimasero tali d’allora; i loro sentimenti non si modificarono.

Gli uni dopo l’altro, conobbero il morso dei suoi denti, giacchè egli dava più che non ricevesse; in combattimento era sempre vincitore. Ma i suoi avversarî gli rifiutavano più che potevano quel genere di scontro; appena egli attaccava la lotta con uno di essi, ecco tutti gli altri cagnoli accorrere e slanciarglisi addosso.

Dalla necessità di tener testa a quella unione contro di lui, Zanna Bianca trasse utili insegnamenti; apprese come bisognasse comportarsi per resistere a una massa di assalitori, facendo, nello stesso tempo, a ciascun avversario, il massimo danno nel tempo più breve.

Rimanere diritto sulle zampe fra i nemici, era questione di vita o di morie, ed egli si ficcò bene in mente questa idea, e perciò si faceva piccino piccino, come un gatto. Poteva darsi che i cani lo urtassero di dietro o di fianco, con tutta la forza dei loro corpi pesanti; allora, sia che fosse lanciato in aria, sia che si lasciasse andare al suolo, si ritrovava sempre in piedi, solidamente piantato sulla madre terra.

È costume dei cani, quando combattono, di rizzare il pelo della schiena e irrigidir le zampe; ora, Zanna Bianca imparò che era necessario mettere da parte ogni sorta di preamboli del genere, giacchè bastava un piccolo indugio nell’assalire, per vedersi addosso tutta la muta dei cani.

S’astenne perciò dal dare avviso, in qualunque modo: piombava dritto sul nemico senza lasciargli il tempo di mettersi in guardia, lo mordeva, lo lacerava, lo straziava, in un batter d’occhio; cosicchè il cane si trovava già malconcio, con le spalle lacerate e le orecchie tagliuzzate, ridotte a fettucce, prima di sapere che cosa fosse accaduto.

Il cane che veniva così sorpreso, era facilmente atterrato, e un cane rovesciato a terra, espone fatalmente all’avversario la parte inferiore, delicata, del collo, cioè il punto vulnerabile, colpendo il quale si può dar la morte.

Era un metodo che generazioni intere di lupi cacciatori avevano tramandato a Zanna Bianca. Non avendo però compiuto il suo sviluppo, Zanna Bianca non aveva ancora zanne abbastanza lunghe e forti per poter riuscire pienamente in quel genere di attacco; ma molti cagnoli erano ritornati sul campo col collo profondamente lacerato e mezzo squarciato. Cosicchè un giorno, attaccatosi a uno dei nemici, al margine del bosco, lo mise con le zampe in aria, lo trascinò sul suolo, e recidendogli la grossa vena del collo lo uccise.

Avvenne, quella sera, un grande scompiglio nell’accampamento. Zanna Bianca era stato visto; il misfatto riferito al padrone del cane morto. Le donne ricordarono i vari ladronecci di carne, e Castoro Grigio fu attorniato da un coro di voci furiose.