Ma questi proibì assolutamente l’ingresso nella sua tenda, dove aveva messo al riparo Zanna Bianca, e rifiutò a tutti e contro tutti il castigo del colpevole.

Così Zanna Bianca fu odiato dai cani e dagli uomini e durante il tempo del suo sviluppo, non ebbe un momento di sicurezza; era minacciato dalla mano degli uni e dalle zanne degli altri, accolto dai ringhi dei suoi affini, dalle maledizioni e dalle sassate degli dei.

E con lo sguardo che scrutava sempre l’orizzonte intorno, stava continuamente all’erta, pronto all’offesa e alla difesa, a balzare avanti facendo scintillare il bianco dei denti, a saltare indietro ringhiando.

Quand’egli ringhiava e brontolava, non c’era cane dell’accampamento, giovane o vecchio che fosse, il quale potesse stargli a paro; quei ringhi e brontolii esprimevano tutto quanto può essere di crudele, di cattivo e di orribile. Con quel naso continuamente contratto, con quei peli che gli si rizzavano a ondate successive, con la lingua che egli mostrava e ritirava al pari di un serpente; con le orecchie distese, le pupille scintillanti di odio, le labbra rivoltate e gli uncini delle zanne scoperti, pareva talmente diabolico, che poteva fare assegnamento sulla sorpresa dell’assalitore, chiunque fosse, il quale si fermava di colpo.

Di quella fermata, egli sapeva, s’intende, approfittar bene; senza dire che spesso quell’incertezza si mutava in ispavento dei cani persino grossi, i quali finivano col darsela a gambe.

Tutta la muta dei cagnoli era ritenuta responsabile da lui delle singole persecuzioni cui era soggetto; e poichè non lo avevano ammesso nella loro compagnia, nè gli permettevano di correre insieme con loro, Zanna Bianca, in cambio, non permetteva ad alcuno di essi, di allontanarsi dagli altri compagni.

Tranne Lip-Lip, tutti gli altri erano costretti a rimanersene attaccati gli uni agli altri, per potersi, all’occorrenza, difendere insieme dall’implacabile nemico che si erano procurati.

Un cagnuolo incontrato solo, fuori dell’accampamento, era considerato da Zanna Bianca come un cagnolo bell’e spacciato, e se riusciva a scappare, a stento, era inseguito da Zanna Bianca sino in mezzo alle tende e costretto a urlare dal terrore e a scompigliare bestie e gente.

Il lupetto finì col dar l’assalto ai cani giovani persino quando li trovava riuniti; allora, appena il branco gli piombava incontro, egli si dava alla fuga, e distanziava senza sforzo gli avversarî; ma se uno di questi, nella foga della corsa, oltrepassava gli altri inseguitori, Zanna Bianca si voltava bruscamente e gli dava il fatto suo, poi fuggiva nuovamente.

Lo stratagemma otteneva sempre buon esito, perchè i cagnoli si lasciavano sempre trasportare dalla foga, mentre egli rimaneva sempre padrone di sè.