Già un certo numero di canotti s’era allontanato dalla riva, e qualcuno era scomparso alla svolta del fiume, quando, deliberatamente, il lupo rimase indietro e, colto il momento favorevole, scivolò fuori del campo e si ficcò nel bosco. Per far perdere le sue tracce, entrò nel fiume dove si incominciava a formare una crosta di ghiaccio; poi, dopo averne, per un po’, seguita la sponda navigando, si nascose in un folto cespuglio ed attese.
Passò quelle ore, facendo un sonnellino, e dormiva, allorchè fu svegliato dalla voce di Castoro Grigio che lo chiamava per nome. Altre voci si unirono a quelle del padrone, che partecipava alla ricerca, e quella di Mit-Sak, il figlio di Castoro Grigio.
Zanna Bianca tremava dalla paura; ma sebbene un impulso interiore lo spingesse ad uscire dal nascondiglio, non si mosse.
In breve, le voci si persero lontano, e, dopo un’attesa di parecchie ore, il lupetto strisciò dal cespuglio, per godersi liberamente il successo dell’impresa.
Incominciò a giocare e sgambettare attorno agli alberi, ma, poichè si faceva buio, egli ebbe ad un tratto coscienza della sua solitudine.
Si accovacciò e incominciò a riflettere, ascoltando il vasto silenzio della foresta. Si sentiva agitato da un turbamento ignoto; sentiva attorno a sè, dovunque, da tutte le parti, il pericolo di una insidia nell’ombra nera, fra i tronchi degli alberi enormi.
E sentiva anche il freddo; lì non c’erano i cantucci caldi d’una tenda dove rifugiarsi. Quel freddo gli saliva per le zampe, ed egli si sforzava di evitarlo, sollevando or l’una or l’altra zampa, oppure coprendole con la sua ampia e folta coda.
Passò nella sua mente tutta una serie di immagini che vi erano rimaste impresse; egli rivedeva il campo con le tende, ed il chiarore dei fuochi, udiva la voce stridula delle donne, le voci profonde e brontolone degli uomini e gli abbaiamenti dei cani.
Aveva fame, e ricordava i buoni bocconi di carne e di pesce che gli venivano gettati; lì non c’era carne, non c’era altro che l’inesprimibile e minaccioso silenzio.
La schiavitù lo aveva reso molle; perso il senso di responsabilità, egli si era indebolito e non sapeva più come comportarsi. Il silenzio e l’immobilità che avevano preso il posto della vita solita, lo stringevano, ed egli si era paralizzato: che sarebbe accaduto?