Mit-Sak stava raccogliendo legna pel fuoco, nella foresta, ed era solo, allorchè s’imbattè nel giovanotto ch’era stato morsicato.
I due si scambiarono delle parole grossolane, in breve accorsero altri giovanotti e diedero tutti addosso a Mit-Sak, che in quell’aspra lotta si ebbe la peggio, e ricevette colpi da tutte le parti.
Zanna Bianca guardò dapprima come uno spettatore estraneo, essendo quella una quistione fra gli dei, che non lo riguardava; poi comprese che Mit-Sak era uno dei suoi dei particolari che stavano maltrattando, e balzò, per un impulso improvviso, fra i combattenti.
Cinque minuti dopo, non si vedeva altro che giovanetti in fuga; il sangue che colava dalle loro ferite e arrossava la neve, mostrava come i denti del lupetto non fossero rimasti inoperosi.
Quando Mit-Sak, ritornato alla tenda, raccontò l’avventura, Castoro Grigio ordinò che fosse data della carne, molta carne, a Zanna Bianca. Il lupetto, sazio, si addormentò davanti al fuoco e seppe che la legge, che aveva appresa poche ore prima, si era avverata.
Altre conseguenze risultarono da quella legge; dalla protezione del corpo dei suoi dei a quella dei loro beni, era breve il passo, e il lupetto non tardò a fare quel passo. Egli doveva difendere ciò che apparteneva ai suoi dei, magari mordendo gli altri dei, e sebbene fosse questa un’azione sacrilega in sè.
Gli dei sono onnipotenti, e un cane non può lottare contro di essi; pure, Zanna Bianca aveva imparato a tener loro testa; a combattere contro di essi con orgoglio e senza timore. Il dovere superava la paura.
C’erano, d’altra parte, degli dei poltroni; tali erano quelli che andavano a rubare la legna al suo padrone. Il lupetto si rese conto del tempo che passava fra il suo grido di allarme e l’arrivo di Castoro Grigio; capì che più che la paura, favoriva la fuga del ladro la paura dell’indiano. Egli, da parte sua, correva difilato sull’intruso e gli conficcava le zanne dove gli capitava.
Egli era, naturalmente, per la sua natura di solitario e per l’allontanamento istintivo dagli altri cani, designato come guardiano dei beni dì Castoro Grigio; che l’addestrò all’opera. Divenne perciò più selvatico e strano.
Così venivano precisate e suggellate le norme del patto stabilito da Zanna Bianca con l’uomo: in cambio del possesso di un po’ di carne e di sangue, egli cedeva la sua libertà, e riceveva, fra i doni più importanti del dio, protezione e dimestichezza, difendendogli i beni, la persona, lavorando per lui ed obbedendogli.