Urli e urli, e altri urli si rispondevano, vicino, lontano, in tutte le direzioni, e parevano mutare a un tratto il Wild in un manicomio. I cani, spaventati, avevano spezzato i tiranti ed erano venuti ad ammucchiarsi, gli uni contro gli altri, attorno al fuoco, e così vicino che il loro pelo era bruciacchiato dalla fiamma.

Bill gettò altra legna sul fuoco, accese la pipa e trattone qualche sbuffo:

— Penso, Enrico, che questo qui che è dentro — e indicava, col pollice, la cassa sulla quale erano seduti — è incredibilmente felice, come voi e io non saremo mai. Anzichè viaggiare così comodamente, avremo noi, un giorno, una pietra almeno sulla nostra carcassa? Io non riesco a capire come mai un ragazzo come questo che doveva essere, nel suo paese, un lord o qualche cosa di simile, e che non ha avuto mai da scalmanarsi per la cuccia e per la fabbrica dell’appetito, abbia avuto l’idea di venire a trascinare i suoi stivaletti su questa terra che è alla fine del mondo, abbandonata da Dio. Francamente, questo io non riesco a capire bene.

— Poteva godersi una buona vecchiaia, se rimaneva in casa sua, — aggiunse Enrico, approvando.

Bill stava per seguitare la conversazione, quando vide, nel nero muro di tenebre che gravava su di essi, dove ogni forma era indistinta, un paio d’occhi lucenti come brace. Egli li mostrò ad Enrico che a sua volta gliene mostrò un altro paio, e poi un terzo. Un cerchio d’occhi scintillanti li circondava. A tratti, un paio di quegli occhi si spostava, o spariva, per riapparire subito dopo.

Il terrore dei cani aumentava: essi balzavano come pazzi di spavento attorno al fuoco, o andavano, strisciando, a rannicchiarsi tra le gambe dei due uomini, così che, fra quello scompiglio, uno di essi andò a finire nella fiamma e incominciò a lanciare urli di lamento, mentre l’aria si impregnava dell’odore di strinato del pelo. Questo trambusto fece disperdere il cerchio d’occhi, che si riformò appena l’incidente ebbe termine e i cani ridivennero tranquilli.

— È — fece Bill, — un’incresciosa e deplorevole condizione il trovarsi con poche munizioni.

Egli dato fondo alla sua pipa, aiutava il compagno a stendere, sui rami di abete ben disposti sulla neve, un letto di coperte e di pellicce.

Enrico borbottò mentre slacciava i suoi mocassini di pelle di daino.

— Dite un po’, Bill quante cartucce ci rimangono?