Così Zanna Bianca si ergeva contro i proprii fratelli, ammolliti dai fuochi degli uomini, infiacchiti dall’ombra protettrice che gli dei avevano disteso su di loro; e li dominava. Egli aveva dichiarato vendetta a tutti i cani, e la vendetta era talmente feroce, che Castoro Grigio, che pure era selvaggio e barbarico da parte sua, se ne meravigliava, giurando che non s’era mai visto sulla terra un animale simile.
Zanna Bianca aveva quasi cinque anni quando Castoro Grigio lo condusse a un altro gran viaggio. Rimase a lungo tra i villaggi rivieraschi del Makenzie, dond’essi passarono nelle montagne rocciose, tra il Porcospino, (o fiume del Porcospino) e lo Yukon. La memoria della carneficina che fece Zanna Bianca!
Egli esercitò una libera vendetta su tutta la razza. C’erano là, tanti cani ignari e senza sospetto, che non avevano imparato a ripararsi dai suoi colpi rapidi, a guardarsi dai suoi assalti bruschi, non preceduti da alcun avvertimento. Mentre essi perdevano tempo in preliminari di battaglia, arruffando il pelo, ecco ch’egli si precipitava loro addosso, senza alcun abbaiamento, come un lampo che porta la morte nel momento stesso in cui lo si vede, e li macellava, prima che si rimettessero dalla sorpresa.
Era divenuto, in realtà, un mirabile campione; sapeva fare economia di forze, e non si sforzava mai di superarle, e non si perdeva mai in una lunga battaglia; se il colpo rapido ch’egli assestava falliva, egli si ritirava rapidamente indietro.
Come tutti i lupi, egli evitava le lotte a corpo a corpo, gli scontri prolungati; il Wild gli aveva insegnato che nel contatto c’era il tranello, il pericolo ignorato; l’importante era di tenersi svincolato dalle strette, balzare a piacere sull’avversario, rimanere arbitro, a distanza, dell’andamento della lotta. Tale metodo gli assicurava di solito una vittoria facile sui cani che si scontravano con lui per la prima volta. C’erano, senza dubbio, delle eccezioni; accadeva che parecchi cani riuscissero a saltare su di lui e a colpirlo, prima ch’egli potesse svincolarsi; oppure, talvolta, che un cane isolato gli desse un profondo morso. Ma erano accidenti rari.
Di regola egli si ritraeva immune da ogni scontro. Altra qualità sua era quella di avere una nozione rigorosamente esatta del tempo e delle distanze, in modo incosciente, meccanico.
Senza riflessione di calcolo, il suo organo visivo misurava giusto, con un’abilità superiore alla media delle altre bestie della sua razza. Il suo cervello riceveva parallelamente l’impressione dei nervi ottici e, mediante un meccanismo ben regolato, immediatamente seguiva l’azione, regolata nello spazio e nel tempo; e una frazione infinitesimale di secondo, nettamente percepita e utilizzata, bastava spesso ad assicurare a Zanna Bianca la vittoria.
La carovana arrivò durante l’estate a Fort Yukon. Castoro Grigio, dopo aver approfittato del gelo invernale per attraversare i fiumicelli che scorrono fra il Makenzie e lo Yukon, aveva impiegato il tempo primaverile cacciando nelle Montagne Rocciose.
Quando la rottura dei ghiacci fu compiuta, egli, che s’era costruito un canotto, aveva seguito la corrente del Porcospino sino alla confluenza di questo fiume col Yukon, proprio sotto il cerchio artico, nel punto dove si trova il vecchio forte che appartiene all’Hudson’s Bay Company.
Colà gl’indiani erano numerosi, le provviste abbondanti, la vita mossa eccezionalmente. Era l’estate del 1898; migliaia di cercatori d’oro, spintisi anch’essi sino allo Yukon divergevano verso Davson e il Klondike. Si trovavano ancora a centinaia di miglia lontano dalla méta del loro viaggio, eppure erano in viaggio da un anno. Il minimo percorso fatto non era inferiore alle cinquemila miglia; molti venivano dall’altro emisfero.