Erano, per natura, ingenui e innocui; in combattimento facevano un gran chiasso di minacce e s’agitavano attorno all’avversario, cercando di aiutare la loro forza e vincere coll’accortezza e l’astuzia.

Si lanciavano abbaiando su Zanna Bianca, che saltava di lato, e mentr’essi facevano l’atto di voltarsi, li afferrava alla gola, li rovesciava sulla schiena e assestava il solito colpo alla gola.

Ciò fatto, Zanna Bianca si ritraeva abbandonando la vittima ai cani indiani, che s’incaricavano di finirla. Giacchè era un saggio, sapeva da lungo tempo che gli dei s’irritano quando si uccide i loro cani, e gli dei bianchi non facevano eccezione a quella regola.

Si limitava dunque a preparare la cosa, poi, al riparo, guardava pacificamente le pietre, i bastoni, le accette e le armi contundenti d’ogni sorta che s’abbattevano sui suoi compagni. Zanna Bianca era un gran saggio.

Talvolta però la vendetta degli dei oltraggiati era terribile; uno di essi, avendo visto un cane, un setter, ridotto a brandelli, sotto i suoi occhi, prese una rivoltella, fece fuoco sei volte di seguito, e sei aggressori rimasero sul terreno, morti o quasi.

Altra manifestazione di potenza, che s’incise profondamente nel cervello di Zanna Bianca.

D’altra parte, a lui importavano poco quelle brutte avventure, giacchè era sempre abbastanza destro per cavarsela. L’uccisione dei cani degli uomini bianchi che dapprima fu per lui un semplice divertimento, divenne in breve l’unica sua occupazione.

Era il solo modo d’impiegare il tempo, mentre Castoro Grigio si dedicava al suo commercio, e guadagnava molto.

Con la muta dei cani indiani, egli attendeva l’arrivo dei piroscafi, e appena uno di essi si avvicinava, il gioco ricominciava.

1 suoi compagni avevano imparato, a loro volta, ad esser saggi; appena la torma vedeva gli uomini bianchi, rimessisi dalla prima sorpresa, fischiare ai loro cani per richiamarli a bordo e accingersi a piombare su di essi, si sparpagliavano di gran carriera.