Poi il gioco cessava, per ricominciare all’arrivo del prossimo battello.

Zanna Bianca aveva sempre il compito d’attaccar lite con i cani forestieri, e ci riusciva facilmente giacchè agli occhi di questi, anche più che agli occhi dei suoi compagni, egli rappresentava il Wild selvaggio, abbandonato e tradito da essi, che temevano oscuramente di vedersi ripresi.

Essi, che erano venuti dal dolce paese del Sud verso le sponde dello Yukon, sulla cupa e terribile Terra del Nord, non potevano resistere lungamente all’incosciente impulso che li spingeva a lanciarsi addosso a Zanna Bianca.

Per quanto infrolliti dalle abitudini cittadine, e dimentichi del passato dei loro antenati, sebbene avessero un oscuro ricordo del Wild, pure, lo sentivano sussultare dal fondo del loro essere, appena si trovavano in presenza della creatura ibrida che era Zanna Bianca.

Davanti al lupo ch’era in lui, e che appariva loro ad un tratto, alla chiara luce del giorno, si ricordavano dell’antico nemico. Egli era per loro una preda legittima, come essi erano per lui.

XVI. IL DIO FOLLE.

Quei pochi uomini bianchi che erano a Fort Yukon, vivevano da lungo tempo in quella regione. Essi atessi si chiamavano i Sour-Doughs (le paste acide), perchè preparavano, senza lievito, un pane leggermente fortigno. E mostravano disprezzo per gli altri uomini bianchi, che conducevano i piroscafi, ch’essi chiamavano Ceciaquos, perchè facevano crescere col lievito il pane, prima di cuocerlo.

V’era perciò una specie di rivalità fra loro, e la gente del forte, si compiaceva quando accadeva qualche accidente spiacevole ai nuovi che arrivavano. Si divertivano molto, in modo particolare, per esempio, quando Zanna Bianca e la sua odiosa banda maltrattavano i cani che sbarcavano. Ogni piroscafo che faceva sosta, li trovava immancabilmente sulla riva, pronti ad assistere all’inevitabile battaglia; e ridevano a squarciagola della tattica accorta e perfida usata da Zanna Bianca e dai cani indiani.

Uno di quegli uomini si interessava, più degli altri, a quel genere di sport. Al primo colpo di fischietto della steamboat, arrivava correndo, e, quando l’ultimo combattimento era terminato, risaliva al forte con la faccia come appesantita dal rammarico provato per la fine troppo rapida della carneficina.

Ogni qualvolta un innocuo cane del Sud era atterrato e lanciava il suo rantolo d’agonia sotto le zanne della torma nemica, egli, non riuscendo a frenare la sua gioia, incominciava a sgambettare e a lanciare gridi festosi; e non mancava di rivolgere a Zanna Bianca un duro sguardo d’invidia per tutto il male di cui il cane era autore.