No, proprio no, Zanna Bianca non era da vendere.
Ma Beauty-Smith sapeva il modo di persuadere gl’indiani; egli fece parecchie visite a Castoro, portando ogni volta una nera bottiglia nascosta sotto l’abito.
Il whisky provoca la sete, e Castoro Grigio ebbe sete, quando le mucose dello stomaco gli si infiammavano febbrilmente e cominciò a chiedere, con esasperazione crescente, il liquido corrosivo.
Nello stesso tempo, il cervello dell’indiano, sconvolto dall’orribile stimolante, toglieva al disgraziato ogni scrupolo che si opponeva alla brama.
I guadagni fatti colla vendita delle pellicce e dei mocassins diminuirono sensibilmente, facendo diminuire la forza di resistenza di Castoro Grigio, a mano a mano che la borsa dimagriva.
Infine, denaro, mercanzia e volontà se ne andarono in malora: Castoro Grigio ormai non aveva altro che una sete inverosimile che lo dominava diabolicamente e la cui potenza aumentava a ogni respiro che egli emetteva senza aver prima bevuto.
Allora Bellezza ritornò all’assalto e riparlò della vendita di Zanna Bianca; ma, stavolta, il prezzo venne pagato con bottiglie, non in dollari, e gli orecchi di Castoro Grigio erano più disposti ad intendere.
— Il cane è tuo, — finì col dire, — se ti è possibile mettergli una mano addosso.
Le bottiglie furono consegnate. Ma due giorni dopo, Beauty-Smith fu costretto a ritornare presso Castoro Grigio:
— Piglialo tu stesso!