E che quel meglio t'abbia a far poeta,
Che non farà lo studio di molt'anni!
così scrive beffardamente l'Ariosto, il quale del resto ebbe la fortuna di ricevere un nome armonioso (Sat. VII, vs. 64).
[516]. O di quelli del Bojardo, che in parte sono anche i suoi.
[517]. Così i soldati dell'esercito francese del 1512 vengono omnibus Diris ad inferos evocati. Del buon canonico Tizio, che prendeva la cosa sul serio e scagliava contro le truppe straniere un'imprecazione tolta a prestito da Macrobio, torneremo a far menzione più sotto.
[518]. De infelicitate principum nelle Opere di Poggio, fol. 152: Cujus (Dantis) extat poema praeclarum, neque, si literis constaret, ulla ex parte poetis superioribus (agli antichi) postponendum. Secondo il Boccaccio (Vita di Dante, p. 74), ancora a quel tempo molti e saggi uomini agitarono la questione, perchè Dante non abbia poetato in latino?
[519]. Chi vuol conoscere tutto il fanatismo che c'era in questo riguardo, vegga Lil. Greg. Gyraldus, De poetis nostri temporis qua e là.
[520]. Veramente ci sono anche esercitazioni stilistiche confessate come tali, come per esempio nelle Orationes ecc. di Beroaldo il vecchio due novelle del Boccaccio tradotte in latino, ed una canzone del Petrarca.
[521]. Cfr. le lettere del Petrarca dal mondo di quassù ad alcune illustri ombre. Opera, p. 704 e segg. Oltre a ciò, a pag. 372 nello scritto De republ. optime administranda egli dice: «sic esse doleo, sed sic est».
[522]. Un'immagine buffa del purismo fanatico in Roma la dà Giov. Pontano nel suo Antonius.