Quanto al patriottismo locale o di campanile, non potrebbe dirsi altro, se non che esso teneva il luogo di questo sentimento, ma non lo sostituiva.

PARTE SECONDA LO SVOLGIMENTO DELL'INDIVIDUALITÀ

CAPITOLO I. Lo Stato e l'individuo.

L'uomo del Medio-Evo. — Il risvegliarsi della personalità. — I tiranni e i loro sudditi — L'individualismo nelle Repubbliche. — L'esiglio e il cosmopolitismo.

Nell'indole delle repubbliche e dei principati, di cui fin qui s'è tenuto discorso, sta, se non l'unica, certo la più potente causa, per cui gl'Italiani, prima d'ogni altro popolo, si trasformarono in uomini moderni e meritarono di esser detti i figli primogeniti della presente Europa.

Nel Medio-Evo i due lati della coscienza — quello che riflette in sè il mondo esterno e quello che rende l'immagine della vita interna dell'uomo — se ne stavano come avvolti in un velo comune, sotto al quale o languivano in lento torpore o si movevano in un mondo di puri sogni. Il velo era tessuto di fede, d'ignoranza infantile, di vane illusioni: veduti attraverso di esso, il mondo e la storia apparivano rivestiti di colori fantastici, ma l'uomo non aveva valore se non come membro di una famiglia, di un popolo, di un partito, di una corporazione, di cui quasi interamente viveva la vita. L'Italia è la prima a squarciar questo velo e a considerare lo Stato e tutte le cose terrene da un punto di vista oggettivo; ma al tempo stesso si risveglia potente nell'italiano il sentimento di sè e del suo valor personale o soggettivo: l'uomo si trasforma nell'individuo,[267] e come tale si afferma. Così una volta il greco si era emancipato di fronte ai Barbari, e così anche in altri tempi l'arabo si isolò dalle altre stirpi dell'Asia. Non sarà malagevole il dimostrare come tutto ciò non fosse che l'effetto delle condizioni politiche, in cui si trovava il paese.


Già anche in epoche di molto anteriori è facile notare quà e colà in Italia uno sviluppo della personalità indipendente, quando al tempo stesso nei paesi al di là delle Alpi non se ne ha ancora indizio veruno. Il celebre gruppo di ribaldi del secolo X che ci è dipinto da Luitprando, nonchè più tardi alcuni contemporanei di Gregorio VII e alcuni avversarii dei primi imperatori di Svevia, presentano tipi di questo genere. Ma col finire del secolo XIII l'Italia comincia addirittura a formicolare d'uomini indipendenti, d'individui che fanno parte per sè stessi; l'anatema, che prima avea pesato sull'individualità, è tolto per sempre, e a migliaja sorgono le personalità dotate d'un carattere affatto proprio. Il gran poema di Dante sarebbe stato impossibile in qualunque altro paese appunto per questo, che tutto il resto d'Europa sentiva ancora il peso di quell'anatema: per l'Italia adunque il divino poeta, portando al suo pieno sviluppo il sentimento dell'individualità, è diventato l'interprete più fedele e nazionale del proprio tempo. Ma la caratteristica speciale delle singole attività nel campo della letteratura e dell'arte sarà più innanzi oggetto di apposita trattazione: qui ci basti di rilevar il fatto in sè stesso e come fenomeno psicologico in generale. Esso si mostra ora apertamente in tutta la sua pienezza: l'Italia del secolo XIV conobbe poco la falsa modestia e l'ipocrisia in generale, perchè nessun uomo fu schivo di emergere,[268] di essere e di apparire, quale era, diverso dagli altri.[269]


I primi a mettere in piena mostra una siffatta individualità, come vedemmo, sono i tiranni e i Condottieri,[270] e poi a poco a poco gli uomini d'ingegno da loro protetti, ma anche in ogni occasione fatti strumento di governo, i cancellieri, i segretari, i poeti e gli uomini di corte. Tutti costoro imparano necessariamente a tener conto di tutte le risorse, stabili o momentanee, che ciascuno sa trovare in sè stesso; ed anche nel godimento della vita esteriore ricorrono a mezzi men grossolani e di un'indole più spirituale, per circondare del maggior prestigio possibile un periodo forse assai breve di potenza e d'influenza.