In Venezia, per esempio, il doge Andrea Vendramin (1476) con 170,000 ducati passava per molto ricco (Malipiero, l. c., VII, II, p. 666).
Intorno al 1460 il patriarca d'Aquileia, Lodovico Patavino, con 200,000 ducati è riguardato come il più ricco fra gl'italiani (Gasp. veronens. Vita Pauli JI, presso Murat., III, II, col. 1027). Altrove si hanno dati favolosi.
Antonio Grimani (v. pag. 91-92) pagò 30,000 ducati l'esaltazione di suo figlio Domenico al cardinalato. In solo danaro contante gli si attribuiscono 100,000 ducati (Chron. venetum, Muratori, XXIV, col. 125).
Intorno al grano in commercio e sul mercato di Venezia veggasi specialmente Malipiero, l. c., VII, II, pag. 709 e segg., (Notizia del 1498).
Nel 1522 non più Venezia, ma Genova e Roma sono le città che passano per le più ricche d'Italia. (Cosa appena credibile, perchè attestata da un Franc. Vettori: veggasi la di lui Storia, nell'Arch. Stor., append. T. VI, p. 343). Bandello, parte II, nov. 34 e 42, fa menzione del più ricco mercante genovese del suo tempo, Ansaldo Grimaldi.
Tra il 1400 e il 1580 Francesco Sansovino calcola che il valore del danaro sia disceso alla metà (Venezia, fol. 151 bis).
In Lombardia si crede che il rapporto dei prezzi dei grani alla metà del secolo XV con quelli del nostro secolo fossero come di 3 ad 8 (Sacco di Piacenza, nell'Arch. Stor., append., tom. V; nota dell'editore Scarabelli).
In Ferrara, al tempo del duca Borso, vi erano ricchi che possedevano da 50 a 60,000 ducati. (Diario ferrarese, Murat., XXIV, col. 207, 214, 218. Si ha poi un dato favoloso alla col. 187).
Per Firenze si hanno dati affatto eccezionali, che non conducono se non a conclusioni approssimative. Di questo genere sono quei prestiti, che figurano fatti da una sola o da poche case, ma che in fatto procedevano da grandi compagnie, e tali sono altresì quelle enormi contribuzioni imposte ai partiti che soggiacevano, come, per esempio, quelle che dall'anno 1430 al 1453 furono pagate da settantasette famiglie per l'ammontare di 4,875,000 fiorini d'oro (Varchi, III. p. 115 e segg.).
L'intero avere di Giovanni de' Medici ammontava, alla di lui morte (1428), a 179,221 fiorini d'oro, ma de' suoi due figli Cosimo e Lorenzo l'ultimo ne lasciò egli solo, alla propria morte (1440), ben 235,137 (Fabroni, Laur. Medic., adnot. 2).