[243]. In onta all'asserzione del Giovio (Vita Alphonsi ducis), resta sempre incerto, se Giulio realmente abbia sperato di potere indurre Ferdinando il Cattolico a riporre sul trono di Napoli la dinastia aragonese, che n'era stata cacciata.
[244]. Ambedue le poesie, per es., presso il Roscoe, Leone X ed. Bossi, IV, 257 e 297. — Ma è anche vero che, quando Giulio nel luglio del 1511 fu preso da un deliquio di molte ore e fu creduto morto, le menti più esaltate tra le più illustri famiglie — Pompeo Colonna ed Antonio Savelli — s'affrettarono tosto a chiamare al Campidoglio il popolo e ad esortarlo a torsi dal collo il giogo della tirannia papale, a vendicarsi in libertà.... a pubblica ribellione, come narra il Guicciardini nel L. X.
[245]. Septimo decretal. l. I, t. 3, cap. 1-3.
[246]. Franc. Vettori, nell'Arch. stor. VI, 297.
[247]. Oltre a ciò si vuole (secondo Paul. Lang. Chronicon Citicense) che abbia fruttato non meno di 500,000 fiorini d'oro: l'ordine de' Francescani soltanto, il cui generale diventò cardinale esso pure, ne pagò 30,000.
[248]. Franc. Vettori, l. c. p. 301.--Arch. stor. Appen. I, p. 293 e segg. — Roscoe, Leone X, ed. Bossi, VI, p. 232 e segg. — Tommaso Gar, l. c. p. 42.
[249]. Ariosto, Satire, VI, vs. 106:
Tutti morrete ed è fatal che muoja
Leone appresso. . . . . . . .
[250]. Una combinazione di questa specie può vedersi in un Dispaccio del card. Bibiena datato da Parigi, 1518, nelle Lettere de' principi I, 56.