Ma il mostaccio ha fregiato nobilmente,

E più colpi ha, che dita in una mano.

(Mauro, Capitolo in lode delle bugie).

[360]. Si vegga, per esempio, la lettera al cardinale di Lorena, Lettere, ediz. Venez. 1539, in data 21 novembre 1534, come anche le lettere a Carlo V.

[361]. Perciò che segue veggasi Gay, Carteggio, II, p. 335, 337, 345.

[362]. Lettere, ed. Venez. 1539, fol. 15, in data 16 giugno 1529.

[363]. Forse era la speranza di ottenere il cappello cardinalizio e forse il timore dei processi dell'Inquisizione, che cominciavano e che egli ancora nel 1535 aveva osato biasimare (v. l. c. fol. 37), ma che dopo la riorganizzazione del Tribunale avvenuta nel 1542 improvvisamente tornarono in vita e ridussero ognuno al silenzio.

[364]. Carmina Burana nella «Biblioteca della Società letteraria di Stuttgard», vol. XVI. — La dimora in Pavia (pag. 68, 69), le località italiane in generale, la scena colla pastorella sotto l'ulivo (pag. 145), la vista di un pino come albero di grande ombra in un prato (pag. 156), l'uso ripetuto della parola bravium (p. 137, 144), e più ancora la forma Madii per Maji (p. 141) sembrano appoggiare la nostra ipotesi.[365] — Il chiamarsi l'autore Gualtiero non giustifica le induzioni sulla sua origine. Comunemente si suole identificarlo con Gualtiero de Mapes, canonico di Salisbury e cappellano dei re d'Inghilterra verso la fine del secolo XII. Ultimamente si è creduto di riconoscerlo in un certo Gualtiero da Lilla o da Chatillon. Veggasi Giesebrecht, presso Wattenbach: Deutschlands Geschichtsquellem im Mittelalter, pag. 431 e segg.

[365]. Veramente, studiando da capo a fondo questa Raccolta singolarissima di Canti goliardici, non si saprebbe al tutto consentire nell'opinione quì manifestata dall'illustre Autore. Il trovare in molti di essi inserite espressioni francesi, tedesche ed inglesi li farebbe credere piuttosto patrimonio di tutta Europa, come d'altra parte sarebbe anche espressamente indicato da ciò che vi si legge a pag. 252, che cioè l'ordine dei vaganti accoglie in sè uomini d'ogni nazione, teutoni e boemi, slavi e romani. Nota del Traduttore.

[366]. Come l'antichità possa servir di guida e ammaestramento in tutte le condizioni più elevate della vita, ce lo mostra a grandi tratti Enea Silvio (Opp. p. 603 nella Epist. 105 all'arciduca Sigismondo).