[367]. Pei particolari rimandiamo a Roscoe: Lorenzo il Magnifico e Leon X, nonchè a Voigt: Enea Silvio, e a Papencordt: Storia della città di Roma nel Medio-Evo. — Chi vuol farsi un'idea dell'estensione, che si dava agli studi degli uomini colti sul principio del secolo XVI, consulti, prima d'ogni altro libro, i Commentarii urbani di Raffaele da Volterra. Quivi si vedrà come l'Antichità costituiva la parte più sostanziale di ogni ramo dello scibile, dalla geografia e dalla storia locale sino alle biografie di tutti i potenti ed illustri personaggi, alla filosofia popolare, alla morale, alle singole scienze speciali e perfino all'analisi dell'intero sistema aristotelico, con cui l'opera si chiude. E per conoscere tutta l'importanza di quest'opera come fonte per la storia della cultura, bisognerebbe confrontarla con tutte le anteriori enciclopedie. Una trattazione circostanziata e completa di questo tema trovasi nell'eccellente opera di Voigt: Die Wiederbelebung des classischen Alterthums.
[368]. L'argomento toccato qui solo di passaggio è stato in seguito svolto in grandi proporzioni nell'opera di Gregorovius «Storia della città di Roma nel Medio-Evo», alla quale rimandiamo una volta per sempre.
[369]. Presso Gugl. Malmesb. Gesta regum Anglor. L. II, § 169, 170, 203, 206 (ed. Londini, 1840, vol. I, pag. 277 e segg. pag. 354 e segg.) sono ricordati molti sogni di cercatori di tesori, indi è fatta menzione di Venere apparsa sotto forma di amoroso fantasma, e finalmente si parla del ritrovamento del corpo di Pallante, figlio di Evandro, intorno alla metà del secolo XI. — Cfr. Iac. ab Aquis, Imago Mundi (Hist. patr. Monum. Script. T. III, col. 1603), sull'origine della casa Colonna con riferimento all'invenzione di tesori nascosti. — Oltre alle storie dei tesori disseppelliti, il Malmesbury riporta tuttavia anche l'elegia di Idelberto di Mans, vescovo di Tours, che è uno degli esempi più singolari di entusiasmo umanistico nella prima metà del secolo XII.
[370]. Dante, Convito, Tratt. IV, cap. 5.
[371]. Epp. familiares, VI, 2, (p. 657); altrove parla di Roma prima di averla veduta, (ibid. II, 9, p. 600); cfr. II, 14.
[372]. Dittamondo, II, cap. 3. Il corteo fa risovvenire in parte le ingenue figure dei tre Re Magi e il loro seguito. — La descrizione della città, II, cap. 31, non è senza pregi dal lato archeologico. — Secondo il Polistore (Murat. XXIV, col. 845) nel 1366 Nicolò ed Ugo d'Este fecero un viaggio a Roma, per vedere quelle magnificenze antiche, che al presente si possono vedere in Roma.
[373]. Citiamo di passaggio un fatto, che mostra come anche fuori d'Italia nel medio-evo si riguardasse Roma come una cava di marmi e di pietre: il celebre abate Suggero, che (intorno al 1140) cercava imponenti colonne per la sua fabbrica di S. Dionigi, pensò in sulle prime niente meno che ai monoliti di granito delle terme di Diocleziano, ma poi mutò consiglio: V. Sugerii libellus alter, presso Duchesne, Scriptores, IV, p. 352. — Senza dubbio Carlomagno non aveva avuto pretese così esorbitanti.
[374]. Poggii Opera fol. 50 e segg. Ruinarum urbis Romae descriptio. Intorno al 1430, vale a dire poco prima della morte di Martino V. — Le terme di Caracalla e di Diocleziano avevano ancora il loro rivestimento e le loro colonne.
[375]. Il Poggio, come uno dei primi raccoglitori di iscrizioni, appare da una lettera riportata nella Vita Pogii, presso Muratori, XX, col. 177, e come raccoglitore di busti col. 183.
[376]. Fabroni, Cosmus, Adnot. 86. Da una lettera di Alberto degli Alberti a Giovanni Medici. — Sulle condizioni di Roma sotto Martino V veggasi il Platina, p. 277, e durante l'assenza di Eugenio IV si consulti Vespasiano Fiorent. p. 21.