[397]. Vespas. Fior. p. 617 e segg.
[398]. Vespas. Fior. p. 547 e segg.
[399]. Vespas. Fior. p. 193. Cfr. Marin Sanudo, presso Murat. XXII, col. 1185 e segg.
[400]. Come l'affare sia stato trattato, veggasi presso Malipiero, Ann. veneti, Arch. Stor. VII, II, p. 663, 655.
[401]. Vespas. Fior. p. 124 e segg.
[402]. Forse nella presa di Urbino effettuata dalle truppe di Cesare Borgia? — Si mette in dubbio l'esistenza del manoscritto, ma non posso indurmi a credere che Vespasiano abbia scambiato il semplice estratto delle sentenze di Menandro (forse un duecento versi) con tutte le opere del medesimo, specialmente in una serie di codici tanto completi (fossero pure il Sofocle e il Pindaro quali giunsero sino a noi). E non è neanche impossibile, che quel Menandro una volta o l'altra non torni a rivivere.
[403]. Se Piero de' Medici, alla morte del re bibliofilo Mattia Corvino d'Ungheria, prevede che gli amanuensi dovranno ribassare il prezzo delle loro mercedi, poichè altrimenti non troveranno più da occuparsi presso nessuno (e voleva dire, fuorchè presso di noi), ciò non può intendersi che rispetto ai greci, poichè i calligrafi abbondavano ancor molto in Italia. — Fabroni, Laurent. Magn. Adnot. 156. Cfr. Adn. 154.
[404]. Gaye, Carteggio, I, p. 164. Una lettera del 1455 sotto Calisto III. Anche la celebre Bibbia miniata di Urbino è scritta da un francese, al servizio di Vespasiano. Vegg. D'Agincourt, la Peinture tab. 78.
[405]. Vespas. Fiorent. p. 335.
[406]. Anche per le biblioteche di Urbino e di Pesaro (quella di Aless. Sforza, v. pag. 38) il Papa usò una simile cortesia.