[407]. Vespas. Fiorent. pag. 129.
[408]. Artes-Quis labor est fessis demptus ab articulis, in una poesia di Roberto Orso, intorno al 1470, Rerum ital. scriptor. ex codd. florent. T. II, col. 693. Egli si rallegra un po' prima della sollecita diffusione, che era a sperarsi, degli autori classici. Cfr. Libri, Hist. de sciences mathématiques, II, 278 e segg. — Sugli stampatori di Roma v. Gaspar. Veron. Vita Pauli II, presso Murat. III, II, col. 1046. Il primo privilegio in Venezia v. Marin Sanudo, presso Murat. XXII, col. 1189.
[409]. Qualche cosa di simile c'era stato già al tempo dei copisti. V. Vespas. Fiorent. p. 656 e segg. a proposito della Cronaca del mondo di Zembino da Pistoja.
[410]. Fabroni, Laurent. Magn. Adnot. 212. — Ciò accadde rispetto al libello De exilio.
[411]. Cfr. Sismondi, VI, p. 149 e segg.
[412]. La morte successiva di questi greci è constatata da Pierio Valeriano, De infelicitate literator. parlando dei Lascaris. E Paolo Giovio sulla fine de' suoi Elegia literaria dice dei tedeschi.... quum literae non latinae modo cum pudore nostro, sed graecae et hebraicae in eorum terras fatali commigratione transierint. (Intorno al 1540).
[413]. Ranke die Päpste, I, 486. — Si confronti la fine di questa parte del nostro lavoro.
[414]. Tommaso Gar, Relazioni della corte di Roma, I, p. 338, 379.
[415]. Giorgio da Trebisonda assunto a Venezia nel 1459 con centocinquanta ducati a professore di rettorica, v. Malipiero, Arch. stor. VII, II, p. 653. — Sulla cattedra di greco in Perugia v. Arch. stor. XVI, II, p. 19 dell'Introduzione. — Per Rimini resta il dubbio se vi si insegnasse il greco; cfr. Anecd. litter. II, p. 300.
[416]. Vespas. Fior. p. 48, 476, 578, 614. — Anche fra Ambrogio Camaldolese conosceva l'ebraico. Ibid. p. 320.