[390]. Così il Sabellico, De situ venetae urbis. Bensì egli ricorda i nomi dei santi al modo dei filologi e senza preporvi l'appellativo di sanctus o divus, ma adduce una quantità di reliquie con un certo senso di tenerezza, e in parecchi luoghi si vanta di averle baciate.
[391]. De laudibus Patavii, presso Murat. XXIV, col. 1149-1151.
[392]. Prato, Arch. Stor. III, p. 408. — Egli non appartiene alla schiera degli increduli, ma protesta apertamente contro coloro, che vogliono trovare un nesso tra questi due fatti.
[393]. Pii II Comment. L. VIII, p. 352, e segg. Verebatur Pontifex, ne in honore tanti Apostoli diminute agere videretur etc.
[394]. Jacob. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 187, Luigi ebbe un bel prostrarsi dinanzi alle reliquie; ciò non lo salvò dalla morte. — Le catacombe allora erano affatto dimenticate, tuttavia anche il Savonarola l. c. col. 1150 dice di Roma: velut ager Aceldama Sanctorum habita est.
[395]. Bursellis, Annal. Bonon. presso Murat. XXIII, col. 905. Fu uno dei sedici patrizi, Bart. della Volta, morto nel 1485.
[396]. Vasari, III, e segg. c. N. Vita di Ghiberti.
[397]. Matteo Villani, III, 15 e 16.
[398]. Si dovrebbe, oltre a ciò, distinguere tra il culto, fiorente in Italia, di corpi di Santi degli ultimi secoli ancora storicamente conosciuti e la tendenza prevalente invece nei paesi nordici a razzolare frammenti di corpi e di vestimenti ecc. dei più rimoti tempi del Cristianesimo. Importantissima, specialmente pei pellegrini, era sotto quest'ultimo punto di vista la grande raccolta delle reliquie lateranensi. Ma sopra i sarcofaghi di san Domenico e di sant'Antonio da Padova e sopra la tomba misteriosa di san Francesco splende, oltre la santità, anche un raggio di celebrità storica. V. vol. I, pag. 198.
[399]. Non sarebbe senza interesse il notare esattamente, quanto nelle decisioni religiose dei Papi e dei teologi di quel tempo fosse l'effetto di un sentimento parziale di nazionalità italiana. Di questa specie è forse lo zelo mostrato da Sisto IV pel dogma dell'Immacolata Concezione (Extravag. Comment L. III, tit. XII). Per contrario può notarsi un'influenza nordica nel culto sempre crescente di san Giuseppe e dei genitori di Maria: esso era già popolare nella Francia settentrionale sin dai primi anni del secolo XV e vi fu ufficialmente permesso nel 1414 da un legato di Giovanni XXIII (Baluz. Miscell. III). Soltanto un buon mezzo secolo più tardi Sisto IV fondò per tutta la Chiesa la festa della Presentazione di Maria al Tempio, e quelle di sant'Anna e di san Giuseppe (Trithem. Ann. Hirsaug. II, 518).