[424]. Canto XVIII, str. 112, sino alla fine.
[425]. Il Pulci riprende un tema analogo, benchè solo di passaggio, nella figura del principe Chiaristante, Canto XXI, str. 101 e segg. 121 e segg. 145 e segg. 163 e segg., che non crede in nulla e accetta per sè e per sua moglie onori divini. Si sarebbe quasi tentati di pensare a Sigismondo Malatesta (v. vol. I, pag. 44 e 301, vol. II, pag. 246).
[426]. Giov. Villani, III, 29, VI, 46. Il nome appare assai per tempo anche nel nord; ancora prima del 1150, in occasione di una storia spaventevole (di due ecclesiastici di Nantes) accaduta circa 90 anni prima, si ha la definizione di Gugl. Malmesbur. L. III, § 237 (ed. Londin. 1840, 405): Epicureorum, qui opinantur animam corpore solutam in aerem evanescere, in auras affluere.
[427]. Si confrontino le prove universalmente conosciute nel terzo libro di Lucrezio.
[428]. Inferno, VII, 67-96.
[429]. Purgatorio, XVI, 73. Si confronti la teoria dell'influsso dei pianeti nel «Convito». — Anche il demonio Astarotte del Pulci (XXV, 156) confessa la libertà dell'uomo e la giustizia divina.
[430]. Vespasiano fiorent. p. 26, 320, 435, 626, 651. Murat. XX, col. 532.
[431]. Intorno al Pomponazzo veggansi le opere speciali, e fra le altre quella di Ritter, Stor. della filosofia, vol. IX.
[432]. Paul. Jovii Elogia liter.
[433]. Codri Urcei opera, colla sua Vita di Bartol. Bianchini, poi le sue Lezioni filologiche, p. 65, 151, 278, ecc.