[514]. Benv. Cellini, L. I, cap. 65.

[515]. L'Italia liberata dai Goti, Canto XXIV. Si può chiedere, se il Trissino stesso creda alla possibilità delle sue descrizioni ovvero se si tratti soltanto di un elemento di poesia romanzesca. Il medesimo dubbio è permesso di fronte al suo probabile modello, Lucano (Canto VI), dove la maga tessala scongiura un morto per compiacere a Sesto Pompeo.

[516]. Septimo Decretal. Lib. V, tit. XII. Essa comincia: Summis desiderantibus affectibus, ecc. Incidentalmente io mi credo permesso di osservare, che qui, studiando più a fondo l'argomento, scompare affatto ogni idea di uno stato di cose originariamente obbiettivo, di un avanzo di credenze pagane, e così via. Chi vuol persuadersi, come la fantasia dei monaci mendicanti sia l'unica sorgente di tutti questi delirii, tenga dietro, nelle Memorie di Jacopo du Clerc, al così detto processo contro i Valdesi tenuto in Arras nell'anno 1459. Soltanto dopo uno studio secolare di essi anche la fantasia popolare si persuase delle arti, colle quali in simili cose si era usati di procedere e che in allora nuovamente si riprodussero.

[517]. Di Alessandro VI, di Leon V, di Adriano VI, l. c.

[518]. Proverbialmente nominata come il paese delle streghe: per esempio, nell'Orlandino, cap. I, str. 12.

[519]. Per esempio il Bandello, III, Nov. 29, 52. Prato, Arch. Stor. III, p. 408. — Bursellis, Annal. Bonon. ap. Murat. XXIII, col. 897, parla già ancora all'anno 1468 della condanna di un priore dell'ordine dei Serviti, che teneva un vero bordello di spiriti: cives Bononienses cum Daemonibus coire faciebat in specie puellarum. Egli faceva dei veri sacrifici ai demonii. — Un riscontro a ciò in Procop. Histor. arcana, c. 12, dove un lupanare vero è frequentato da un demonio, che getta gli altri frequentatori sulla pubblica via.

[520]. Sugli schifosi ingredienti di cui si compone la cucina delle streghe, veggasi la Macaroneide, Phaut. XVI, XXI, dove si espongono distesamente tutte le loro ribalderie.

[521]. Nel Ragionamento del Zoppino. Egli crede che le cortigiane apprendessero le loro arti da certe femmine ebree, che possedevano certe malìe.

[522]. Varchi, Stor. fiorent. II, p. 152.

[523]. Questa riserva fu poscia espressamente accentuata. Corn. Agrippa, De occulta philosophia, cap. 39.