[534]. Giusta un frammento riportato dal Baluz. Miscell. IX, 119, una volta nei tempi antichi gli abitanti di Perugia ebbero guerra con quelli di Ravenna, et militem marmoreum, qui juxta Ravennam se continue volvebat ad solem, usurpaverunt et ad eorum civitatem virtuosissime transtulerunt. Probabilmente una figura simbolica anche questa del destino.

[535]. La credenza locale su questo fatto riscontrasi registrata negli Annal. foroliv. presso Murat. XXII, col. 207, 288; e con molte amplificazioni la cosa stessa è narrata da Filippo Villani, Vite, p. 43.

[536]. Platina, Vitae Pontiff, p. 320: veteres potius hac in re quam Petrum, Anacletum et Linum imitatus.

[537]. E che si sente, per esempio nel Suggero De consecratione ecclesiae (Duchesne, Scriptores, IV, p. 355) e nel Chron. Petershusanum, I, 13 e 16.

[538]. Cfr. anche la Calandra del Bibbiena.

[539]. Bandello, III, Nov. 52.

[540]. Ibid. III, Nov. 29. Il negromante si fa promettere con solenni giuramenti il segreto, in questo caso con promessa giurata sull'altare di S. Petronio in Bologna, quando la chiesa era al tutto deserta. — Una buona raccolta di scongiuri magici trovasi nella Macaroneide, Phantas. XVIII.

[541]. Benv. Cellini, I. c. 64.

[542]. Vasari, III, 143, Vita di Andrea da Fiesole. Era Silvio Cosini, il quale del resto «era persona, che prestava fede agli incanti e simili sciocchezze».

[543]. Uberti, il Dittamondo, III, cap. I. Egli visita anche nella Marca d'Ancona Scariotto, pretesa patria di Giuda e soggiunge: «A questo punto io non posso neanche pretermettere il Monte di Pilato, col suo lago, dove per tutta l'estate si tiene una guardia continua e regolare; perocchè chi s'intende di magia, sale colassù con misterioso volo per consacrarvi il suo libro, dietro di che si alza un gran turbine, come dicono le genti del luogo». Il consacrare i libri è, come notammo a pag. 344, una ceremonia speciale diversa affatto dallo scongiuro propriamente detto. — Nel secolo XIV l'ascendere al Monte di Pilato (Pilatusberg) presso Lucerna era cosa proibita «sotto pena della vita e della confiscazione dei beni», come ce ne assicura il lucernese Diebold Schilling (pag. 67). Si credeva che nel lago, che è sul dosso del monte, vi fosse uno spettro, che doveva essere «lo spirito di Pilato». Quando lassù giungeva qualcuno e gettava qualche cosa nel lago, immediatamente sollevavansi turbini spaventosi.